Messaggistiche istantanee, problemi di privacy: WhatsApp, Telegram e Signal vietate

Anno nuovo vita vecchia. I servizi di messaggistica crittografati istantanea, che sia la numero uno WhatsApp, l’arrembante Telegram, Signal ma anche altre, cosiddette minori, finiscono nuovamente nell’occhio del ciclone per problemi di privacy. La novità è data da un curioso divieto.

Whatsapp, la messaggistica istantanea numero uno al mondo (Adobe Stock)
Whatsapp, la messaggistica istantanea numero uno al mondo (Adobe Stock)

Siamo sempre alle solite, ma stavolta l’esercito svizzero è passato ai fatti, vietando l’utilizzo di WhatsApp, Signal, Telegram e altri servizi di messaggistica crittografati stranieri, da parte del personale dell’esercito, dopo l’ultimo rapporto dell’Associated Press. Non solo.

L’esercito elvetico ha indirizzato tutti verso Threema, un’applicazione figlia di un software di messaggistica istantanea, creato nel dicembre 2012, nel quale tutti i messaggi inviati tramite l’app vengono criptati end-to-end, guarda caso di fabbricazione locale.

Braccio di ferro con Washington. Una bella spinta per Threema

Telegram in rampa di lancio: ha limato il gap con Whatsapp (Adobe Stock)
Telegram in rampa di lancio: ha limato il gap con Whatsapp (Adobe Stock)

Il software è basato per design, non richiede un numero di telefono o altre informazioni che possano identificare gli utenti, si basa sui principi della privacy e rappresenta uno dei rarissimi casi senza macchia. In aggiunta ai messaggi di testo, gli utenti possono inviare vocali ed effettuare videochiamate, inviare file e posizione. Al giugno 2015 contava 3,5 milioni di utenti, prevalentemente in Paesi di lingua tedesca: teutonici, austriaci e naturalmente svizzeri.

Al di là di un po’ di sano patriottismo, la scelta dell’esercito svizzero ha fatto scalpore in ambito internazionale. L’annuncio è stato dato in una lettera inviata al massimo personale dell’esercito a dicembre, citando problemi di privacy basati sulla capacità delle autorità statunitensi di accedere ai dati.

Secondo quanto riferito, la lettera originale diceva ai capi dell’esercito che “nessun altro servizio di messaggistica sarà autorizzato“, sebbene un portavoce in seguito ha ammorbidito la forza del decreto, descrivendolo all’AP come una sorta di “raccomandazione”.

La preoccupazione principale sembra essere la capacità delle autorità di Washington di accedere ai dati archiviati da società che rientrano nella giurisdizione degli Stati Uniti, come descritto nello US CLOUD Act.

Un cloud che obbliga i fornitori di servizi sotto la giurisdizione degli Stati Uniti a rispettare i mandati di perquisizione, indipendentemente da dove si trovano i server. In quanto azienda svizzera senza server ospitati negli Stati Uniti, Threema non sarebbe obbligata a rispondere a tali mandati di perquisizione.

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Date le forti protezioni della privacy imposte dalle normative europee GDPR, i difensori della privacy e le società multinazionali avevano sperato che i record archiviati nell’UE sarebbero stati al di fuori dell’ambito del sistema giudiziario statunitense. Tuttavia, nel gennaio 2020, un giudice federale di New York ha stabilito che il rispetto delle leggi sulla privacy straniere non annullava l’obbligo di produrre documenti alla scoperta, in un caso relativo alla ricerca da parte della SEC dell’app di messaggistica di Telegram per non aver registrato adeguatamente la vendita di token di criptovaluta.

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Da qui il divieto di utilizzare le messaggistiche istantanee che vanno per la maggiore. Una mossa davvero contro Washington o un’occasione da cogliere al balzo per dare una bella spinta all’app locale? Ai posteri l’ardua sentenza.