Estrarre acqua direttamente dall’aria: l’idea pazzesca di un ingegnere

Un ingegnere ha ideato un sistema per estrarre acqua direttamente dall’aria e aiutare le popolazioni più in difficoltà

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Un ingegnere spagnolo ha ideato un sistema per estrarre acqua dall’aria (Adobe Stock)

L’acqua è un bene prezioso e non scontato, soprattutto negli ultimi anni. Il cambiamento climatico sta portando a conseguenze devastanti che sono sotto gli occhi di tutti, e la situazione sembra essere destinata a peggiorare ancora nei prossimi anni. Tra accordi e piani per salvare l’ambiente, continua il lavoro di ricerca per arrivare a possibili soluzioni concrete.

È per esempio il caso dell’ingegnere spagnolo Enrique Veiga, che da 30 anni lavora ad un’idea pazzesca che può finalmente diventare realtà. Si tratta nello specifico di una tecnologia rivoluzionaria, in grado di estrarre acqua direttamente dall’aria e aiutare (soprattutto) le popolazioni più in difficoltà.

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Acqua dall’aria, il progetto dell’ingegnere Enrique Veiga

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Tutti i dettagli del progetto di Enrique Veiga (Adobe Stock)

Un ingegnere che si è buttato nel mondo dell’imprenditoria con Aquaer, azienda che estrae acqua direttamente dall’aria. Dopo oltre 30 anni di sviluppo, ora Enrique Veiga può finalmente vantare un sistema rivoluzionario, in grado di “trasformare” l’aria in acqua tramite l’elettricità, che la raffredda e – grazie al fenomeno della condensazione – riesce a ricavarne H2O. Possiamo parlare dunque di un vero e proprio generatore d’acqua, l’unico in grado di lavorare senza aver bisogno di basse temperature e di un ambiente circostante ad alto tasso di umidità. È proprio questo il punto di svolta rispetto al passato: può essere utilizzato nelle zone più desertiche del mondo. A livello di produzione, si può andare dai 75 litri al giorno della macchina più piccola ai 5.000 litri della macchina più grande.

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Il nostro obiettivo è quello di raggiungere posti come i campi profughi dove l’acqua non è potabile” ha spiegato l’82enne ingegnere Enrique Veiga, che ha finalmente messo a punto un’idea maturata inizialmente negli anni ’90. La soluzione è già funzionante, e viene impiegata in Libano e in Namibia per dare da bere in alcuni campi profughi. Per la generazione dell’elettricità – fondamentale per la condensa – viene inoltre utilizzato un sistema di pannelli solari, così da redurre ulteriormente l’impatto sull’ambiente.