Con Spotify non scuoce più: arrivano le playlist Barilla

Playlist e timer allo stesso tempo: è la divertente campagna di marketing Spotify e Barilla. Ogni selezione corrisponde a un tempo di cottura. E le cover sono di artisti italiani.

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Spotify, le mini playlist in partnership con Barilla funzionano da timer per… scolare la pasta (via Pixabay)

Il tempo di due o tre canzoni e la pasta è cotta! Questa è la semplicissima idea alla base di una divertente operazione di marketing targata Spotify-Barilla. La strana coppia ha deciso di mettersi insieme per promuovere sia la piattaforma di streaming musicale che uno dei brand di pasta più esportati al mondo.

La simpatica iniziativa consta di otto mini-playlist. Mini, perché durano giusto il tempo di cottura del tipo di pasta desiderato. Quattro i formati presi in considerazione, due lunghi e due corti, quasi certamente scelti fra quelli più popolari in tutto il mondo: spaghetti, penne, linguine (o come dicono gli anglofoni, linguini!) e fusilli. Ogni tipo di pasta è pertanto associato a due playlist.

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Spotify e Barilla unite per una pasta come si deve: ecco le otto playlist

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Le playlist di Spotify e Barilla (facebook.com/PublicisItaly)

Insomma, le playlist ideate da Spotify sul canale Barilla durano tra i 9 e gli 11 minuti e sono dei veri e propri timer. Si va dai 9 minuti di “Mixtape Spaghetti”e “Top Hits Spaghetti”, agli 11 di “Boon Bap Fusilli”, “Timeless Emotion Fusilli”, “Best Song Penne” e “Pleasant Melancholy Penne”. Mentre durano 10 minuti “Simply Classics Linguine” e “Moody Day Linguine”.

La simpatica campagna di promozione per Spotify e la pasta Barilla è stata ideata da Publicis Italy, agenzia di base a Milano che nel 2020 è stata la seconda per numero di premi a Eurobest Festival of Creativity. Decisamente apprezzabili anche le otto cover, disegnati da artisti italiani: Emiliano Ponzi, Van Orton, Alessandro Baronciani, Mauro Gatti, Carol Rollo, Nicola “Nico189” Laurora, Fernando Cobelo e Andrea Mongia.

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Siamo certi che le playlist di molti buongustai italiani sarebbero anche più corte, ma aiutare i meno esperti almeno a rispettare i tempi di cottura stampati sulla confezione (!!!) è pur sempre un primo passo. D’altra parte, noi italiani ci lamentiamo sempre quando ci tocca mangiare in un ristorante all’estero, perché gli stranieri amano la pasta un po’ troppo cotta. Magari questa è la strategia giusta per insegnargli a cucinarla come si deve.