Sky presa di mira dal Garante per la Privacy: cosa rischia ora l’azienda

Altro intervento da parte del Garante per la Privacy, che questa volta ha preso di mira Sky. Ecco cos’è successo e cosa rischia ora l’azienda

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Sky Italia punita dal Garante per la Privacy con una maxi sanzione (Adobe Stock)

Il Garante per la Privacy lavora da tempo per contrastare il fenomeno del telemarketing selvaggio. Con un nuovo intervento, questa volta l’ente ha preso di mira Sky Italia. Nello specifico, il gigante di Comcast è stato accusato di aver effettuato chiamate promozionali illecite.

Come sottolineato dalla stessa autorità di controllo della privacy, l’ultimo provvedimento è stato preso in seguito ad una lunga e complessa attività istruttoria. Il tutto è stato avviato in seguito a decine di segnalazioni e reclami da parte di utenti che si lamentavano di telefonate indesiderate ricevute.

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Sky colpito dal Garante per la Privacy: ecco cosa dovrà pagare

Sky, una piattaforma televisiva italiana a pagamento nata nel 2003 (Adobe Stock)
Ecco i danni che sarà costretta a pagare e le nuove misure da seguire (Adobe Stock)

In seguito a numerose segnalazioni ricevute nel corso degli ultimi mesi, il Garante per la Privacy ha deciso di intervenire e di punire Sky Italia per telemarketing selvaggio. Nello specifico, l’azienda sarà costretta a pagare una sanzione di oltre 3,2 milioni di euro. Inoltre, gli sarà vietato l’ulteriore trattamento dei dati a fini promozionali realizzato con liste acquisite da altre società. Sempre nello stesso provvedimento emesso dall’autorità di controllo della privacy, poi, si legge che verranno imposte a Sky Italia diverse misure per mettersi in regola con la normativa europea e nazionale.

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Secondo il Garante della Privacy, Sky avrebbe dovuto fornire all’utente una propria informativa già all’inizio della telefonata, spiegando la provenienza dei dati. Solo una volta aver ottenuto il consenso, avrebbe potuto procedere con la proposta commerciale. Tra le misure imposte ora al gigante di Comcast, vi sono l’inserimento dell’indirizzo PEC tra i canali di ricezione delle dichiarazioni di opposizione al trattamento e la comunicazione dei fornitori che svolgono attività promozionali a suo carico. Una mossa dura e decisa quella presa dall’autorità, che da anni lotta per contrastare il fenomeno del telemarketing.