Facebook preso ancora di mira: altra maxi multa da 5 milioni di euro

Ancora brutte notizie per Facebook, che dovrà pagare una maxi multa da 5 milioni di euro. Ad ordinarlo un tribunale della Corea del Sud

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Altra multa da pagare per Facebook: il tribunale della Corea del Sud ha ordinato una multa da 5,5 milioni di euro (Adobe Stock)

Facebook sta vivendo un periodo a dir poco complicato dal punto di vista giudiziario. E non è finita qui. Un tribunale della Corea del Sud, infatti, ha appena ordinato una maxi multa da 5,5 milioni di dollari che la compagnia di Mark Zuckerberg sarà costretta a pagare. Il motivo? Il social aveva raccolto e sfruttato dati biometrici di oltre 200.000 utenti senza il loro consenso.

Nello specifico, sembra che sia stato creato un vero e proprio database contenete informazioni utilizzando la tecnologia di riconoscimento facciale. La violazione ha avuto luogo tra aprile del 2018 e settembre del 2019. Il garante della privacy coreano ha così deciso di investigare sul fatto, sanzionando non solo Facebook, ma anche Google e Netflix per lo stesso motivo.

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Facebook, multa da 5 milioni di euro: la decisione di un tribunale della Corea del Sud

Facebook spionaggio
Il tutto a causa dell’utilizzo illegale dei dati di circa 200.000 utenti (Unsplash)

Come detto poc’anzi, Facebook dovrà pagare un’altra multa da 5 milioni di euro per aver raccolto e sfruttato dati biometrici di oltre 200.000 utenti in Corea del Sud senza il loro consenso. Ma non solo. La piattaforma dovrà distruggere l’archivio che contiene i suddetti dati, sempre che non riesca ad ottenere la loro approvazione nel mentre. Inoltre, è stato deciso che – all’interno della piattaforma – dovranno essere comunicati in modo più trasparente agli utenti i provvedimenti legali ricevuti in Corea del Sud.

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Si tratta della seconda sanzione più alta della storia ordinata da un tribunale coreano per la raccolta illegale dei dati biometrici. Al primo posto c’è comunque Facebook. A novembre dello scorso anno, infatti, la società di Zuckerberg venne multata per 5,7 milioni di dollari. In quel caso però, il motivo era da attribuire alla vendita illegale di dati degli utenti ad alcune aziende di terze parti.