Xiaomi nella blacklist militare: denunciati gli Usa

Xiaomi denuncia gli Usa e chiede di annullare la misura di Trump, che accusa il colosso cinese di essere una società militare comunista: “Per l’azienda danni irreparabili”.

Xiaomi denuncia Usa Mi 11 uscita
Il retro del nuovo Xiaomi Mi 11 (Screenshot YouTue)

Xiaomi denuncia gli USA per la decisione dell’amministrazione Trump di includerla nella cosiddetta Pentagon blacklist, cioè un elenco di “società cinesi militari comuniste”. Il provvedimento, che impedisce le contrattazioni in borsa del titolo, risale allo scorso 14 gennaio 2021 e ha coinvolto altre otto aziende cinesi. Si è trattato di una delle ultime patate bollenti che il presidente uscente ha voluto lasciare in eredità a Joe Biden a soli cinque giorni dall’insediamento nell’Ufficio Ovale.

La risposta legale del colosso cinese dei telefonini è puntualmente arrivata con una denuncia presso il Tribunale Federale di Washington contro il Dipartimento della Difesa, il Dipartimento del Tesoro, e i loro i rispettivi segretari, ossia Lloyd Austin e Janet Yellen. L’azione legale mira all’annullamento del ban che danneggia la quotazione in borsa del titolo, impedendo a Xiaomi l’accesso agli investitori americani e provocandole “danni immediati e irreparabili”.

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La denuncia di Xiaomi: decisione Usa unilaterale

Xiaomi denuncia gli USA (Adobe Stock)
Uno Xiaomi Store (Adobe Stock)

In effetti, il prezzo delle azioni Xiaomi è sceso del 14% dopo l’inserimento nella Pentagon Blacklist. I titoli finanziari sono quotati sia presso lo Stock Exchange di Hong Kong (sotto forma di azioni ordinarie) che nella sezione non regolamentata del Nasdaq (dove vengono scambiati i certificati di deposito americani delle azioni di Xiaomi).

L’ordine esecutivo di Trump, tuttavia, proibisce agli investitori americani di contrattare le società cinesi considerate vicine all’Esercito di Liberazione Popolare o al governo della Repubblica Popolare, direttamente o indirettamente. Chi è già in possesso di azioni o derivati, ha tempo fino al 14 gennaio del 2022 per sbarazzarsene. Va da sé che la disposizione mette ulteriore pressione ribassista sulla equity di Xiaomi e delle altre aziende ostracizzate dal ban.

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Nella denuncia contro il governo Usa, Xiaomi puntualizza di “non aver mai avuto la possibilità di difendersi dalle accuse o di presentare prove che la scagionano”. Le accuse sarebbero oltremodo deboli, argomenta l’azienda nell’istanza presentata alla Corte federale di Washington, visto che fra i suoi azionisti più importanti ci sono tre investitori istituzionali americani come Black Rock, Vanguard Corp e State Street Corporation. Un conundrum finanziario con riflessi economici e diplomatici nelle relazioni tra Usa e Cina. A Joe Biden e alla sua squadra l’ingrato compito di venirne a capo e gestire una trade war che non fa certo bene all’economia globale, già martoriata dalla crisi da Covid-19.