Variante indiana, prime conferme: Pfizer/BioNTech e Moderna funzionano

Preoccupa la diffusione della Variante Indiana del Covid, ma uno studio dimostra che il farmaco americano-tedesco garantisce una protezione adeguata.

Variante indiana, i vaccini a mRNA sarebbero
Variante indiana, i vaccini a mRNA sarebbero efficaci (Photo by Spencer Davis on Unsplash)

I vaccini anti-covid a RNA messaggero offrono una adeguata protezione anche contro la cosiddetta variante indiana. A sostenerlo è un recentissimo studio firmato dai ricercatori di Stanford, della Scuola di Medicina della Georgia e dei prestigiosi Istituti Nazionali di Sanità degli Stati Uniti. Stando al paper, sia Pfizer/BioNTech che Moderna sono in grado di contrastare la B.1.617.

La mutazione del Sars-CoV-2 che sta mettendo in ginocchio l’India ha da tempo varcato i confini del Subcontinente e ora la sua diffusione tiene in ansia anche l’occidente. Secondo Reuters, sono ben 26 le nazioni europee in cui è stata diagnosticata, ma alla fine la campagna di vaccinazione dovrebbe ugualmente riuscire a tenerla a bada. Va sottolineato che l’articolo deve ancora essere sigillato dalla revisione della comunità scientifica. Nonostante ciò, le indicazioni fornite prima della peer review sembrano comunque confortanti.

Variante, il capo di BioNTech: “Vaccino valido contro tutte le mutazioni”

covid nuova variante
(Pixabay)

Lo stesso chief executive di BioNTech, Ugur Sahin, ha confermato alla tv turca l’efficacia del farmaco prodotto in tandem con Pfizer: “La variante indiana ha caratteristiche simili a quella sudafricana e ci aspettiamo un livello di difesa analogo – rilancia Reuters -. Fino ad ora il vaccino si è dimostrato valido contro tutte le mutazioni“.

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Il lavoro degli scienziati statunitensi è intitolato “Risposta immunitaria da infezione e da vaccino alla variante B.1.617 del Sars-CoV-2″ ed è già disponibile in versione preprint qui. Come suggerisce il nome, lo studio ha preso in esame il tasso di anticorpi sviluppati da malati convalescenti e da persone vaccinate con Pfier/BioNTech o Moderna. In entrambi i casi, la variante indiana si è rivelata 6,8 volte più ostica rispetto al ceppo base del virus. Eppure alla fine è stata comunque neutralizzata.

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“Nonostante una aumentata resistenza – concludono i ricercatori – il 79% dei convalescenti e il totale dei vaccinati (con Pfizer e Moderna, ndr) è riuscito lo stesso a debellare il virus. Questi risultati suggeriscono che i vaccini a RNA messaggero conservano la propria efficacia anche contro la variante indiana. Detto questo, dobbiamo continuare a sorvegliare la mutazione, per capire quanto l’evoluzione delle proteine spike metterà alla prova le difese immunitarie, la trasmissione del virus e la capacità dei vaccini di proteggerci”.