TikTok fa il boom… nelle carceri: numeri da capogiro per il social network

È nelle carceri che TikTok sta registrando un vero e proprio boom. Tra trend e hashtag di successo, i numeri sono sbalorditivi

TikTok carceri
TikTok, il trend del momento sono i video dei detenuti nelle carceri (Getty Images)

Tra le realtà più affermate in ambito social media, è impossibile non menzionare TikTok. L’applicazione cinese ha registrato un boom di utenza negli ultimi 2-3 anni fuori dal comune. Una vera e propria alternativa ad Instagram e Facebook, con un concept innovativo, fresco e facile da utilizzare.

La maggior parte degli utenti sono adolescenti, ma la “cerchia” si sta espandendo in maniera repentina e sta includendo un pubblico sempre più variegato. C’è una particolare categoria che sta facendo registrare numeri da capogiro negli ultimi mesi: i detenuti nelle carceri. Non è uno scherzo. Tantissimi incarcerati hanno potuto ottenere uno smartphone non solo per comunicare con l’esterno, ma anche per condividere la propria vita sull’app di ByteDance. Tra trend e hashtag di successo, l’esplosione è sotto gli occhi di tutti.

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TikTok nelle carceri, i numeri di questo successo

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Ecco spiegata la moda del momento (AdobeStock)

#prisontiktok, #prisonlife e chi più ne ha più ne metta: TikTok è diventato (anche) il social network dei detenuti. Migliaia di persone stanno condividendo la propria quotidianità nelle carceri, facendo registrare numeri pazzeschi. Gli utenti sono ovviamente incuriositi e vogliosi di sapere qualcosa in più su ciò che succede nei penitenziari, sia a livello infrastrutturale che di azioni da svolgere. C’è chi racconta quanto sia complicato essere bisessuale in galera, o chi ha realizzato un tutorial nel quale spiegare creare un caricabatterie per telefono.

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La “moda” è – com’era ipotizzabile – esplosa dapprima negli Stati Uniti, ma è presto arrivata anche in Italia. La Polizia penitenziaria di Avellino è intervenuta dopo la diffusione di alcuni video, che di fatto certificano l’introduzione degli smartphone in cella. Stando ad un rapporto del ministero della Giustizia, nei primi 9 mesi del 2020 ben 1761 device elettronici sono stati trovati nelle carceri italiane. Si tratta di un reato vero e proprio, previsto dal nuovo art. 391-ter del codice penale e diventato realtà lo scorso ottobre.