Matteo Salvini e Mario Draghi: in giro con l’iPhone, in parlamento con carta e penna

Passano gran parte della loro giornata con uno smartphone in mano, iPhone? Fa lo stesso. Ricevono e fanno chiamate con il cellulare in mano, whatsappano, Matteo Salvini condivide perché è molto più social di Mario Draghi, che da canto suo però ne “mastica” in materia di tecnologia applicata ai telefonini visto che lo scorso 4 febbraio, durante le consultazioni tra la delegazione di Idea-Cambiamo, quando vide Vittorio Sgarbi che nella Sala della Regina a Montecitorio premette inavvertitamente un tasto del suo cellulare, facendo accendere così la torcia gli disse “Sgarbi che fa? Mica mi sta filmando con il telefonino?”.

iPhone (Adobe Stock)
iPhone (Adobe Stock)

Salvini e Draghi sono due esempi di politici accomunati dall’utilizzo degli smartphone come strumento di lavoro. Ma se pensate che abbiamo dimenticate le vecchie maniere di prendere appunto con il dinamico duo carta e penna, vi sbagliate di grosso.

Matteo Salvini e Mario Draghi: penna di ordinanza e fogli assegnati. Così non c’è bisogno della tecnologia di nuova generazione

Smartphone (Adobe Stock)
Smartphone (Adobe Stock)

Gli smartphone di ultima generazione danno un potere pressoché infinito, come il guanto di Thanos contro gli Avengers, illimitato come i minuti e gli sms con qualsiasi abbonamento di qualsiasi compagnia telefonica, tecnologia wearable (tanto amata dal Premier Draghi) a go go, eppure in parlamento a vincere è la vecchia e cara penna.

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Lo stesso Mario Draghi gli appunti li prende sui fogli assegnati ai parlamentari con la penna di ordinanza, anche un iperconnesso come Matteo Salvini, mai lontano dal suo cellulare, ama segnarsi i punti del proprio intervento su un normale foglio.

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Per quale motivo persone così tecnologiche, come lo sono la maggior parte delle persone di tutto il mondo in età che va dalla preadolescenza in su, preferiscono prendere appunti alla vecchia maniera?

Una motivazione certamente potrebbe essere l’abitudine a prendere appunti. Ma poi anche gli smartphone mostrano il lato oscuro: il T9, per esempio, non consente di prendere appunti velocemente quanto una penna e un foglio, lascia refusi sulla sua scia. Anzi più che altro li genera, visto che le correzioni del Text on 9 (Keys) è un software, inventato da Tegic Communication, consente sì una composizione guidata nella digitazione di stringhe alfanumeriche, ma le sue regole sono molto “rigide” e non tengono conto di eventuali “slang”.

Inoltre i programmi di scrittura di smartphone e tablet, a meno di costosi giochini e applicazioni da acquistare negli App Store, non consentono scrittura di tipo creativo, ossia che consenta la creazione (in maniera semplice) di schemi, frecce, diagrammi e simili, “schizzati” in maniera veloce per prendere appunti in modo mnemonico e visivamente intuitivo.

Sarà anche per questo che Matteo Salvini e Mario Draghi, lo stesso vale per tantissimi parlamentari, hanno sì a che fare con lo smartphone, ma stringi astringi la carta e penna vince sempre.