Privacy e app: et voila, TrackAdvisor. La posizione dell’utente e le sue informazioni personali

Mirco Musolesi dell’Università di Bologna e da Benjamin Baron dello University College London hanno dato vita a un’app molto interessante, studiando la geolocalizzazione di uno smartphone e come possa fornire una serie di dati personali sull’utente, persino sul suo stato psicofisico.

Flussi di tracciamento (Adobe Stock)
Flussi di tracciamento (Adobe Stock)

L’app è stata installata da 69 volontari per due settimane e si chiama TrackAdvisor, pensata per raccogliere e catalogare i dati sulla posizione dell’utente. I dati vengono analizzati da un algoritmo di machine learning pensato per estrapolare il maggior quantitativo di informazioni personali possibili.

Privacy e app, lo studio di ricerca in-the-wild

Privacy (Adobe Stock)
Privacy (Adobe Stock)

I dati raccolti dagli smartphone consentono ai fornitori di servizi di dedurre un’ampia gamma di informazioni personali sui propri utenti, come i loro tratti, la loro personalità e i loro dati demografici.

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Queste informazioni personali possono essere rese disponibili a terze parti, come gli inserzionisti, a volte all’insaputa degli utenti. Sfruttando le informazioni sulla posizione, gli inserzionisti possono offrire annunci mirati agli utenti in base ai luoghi che hanno visitato.

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Comprendere i tipi di informazioni che possono essere estratti dai dati sulla posizione e le implicazioni in termini di privacy dell’utente è di fondamentale importanza.

In questo contesto, Mirco Musolesi e Benjamin Baron hanno condotto un ampio studio di ricerca in-the-wild per far luce sulla gamma di informazioni personali che possono essere desunte dai luoghi visitati dagli utenti, nonché sulla sensibilità alla privacy delle informazioni personali.

Et voila, TrackAdvisor: un’applicazione mobile che raccoglie continuamente la posizione dell’utente e ne estrae le informazioni personali.

L’app fornisce anche un’interfaccia per fornire feedback sulla pertinenza delle informazioni personali desunte dai dati sulla posizione e sulla relativa sensibilità alla privacy.

I risultati mostrano che, mentre alcune informazioni personali come le attività sociali non sono considerate private, altre informazioni come la salute, la fede religiosa, l’etnia, le opinioni politiche e lo stato socio-economico sono considerate private dai partecipanti allo studio.

Questo studio apre la strada alla progettazione di sistemi di tutela della privacy che forniscono consigli e spiegazioni contestuali per aiutare gli utenti a proteggere ulteriormente la loro privacy rendendoli consapevoli delle conseguenze della condivisione dei propri dati personali.