Caso Huawei: Svezia-Ericksson ai ferri corti

Donald Trump ha fatto il suo primo passo bandendo Huawei nella realizzazione del 5G sul suolo americano. Un altro paese – stavolta europeo – scioglie le riserve e segue le orme del presidente – di fatto ex – degli Stati Uniti, come già successo in Giappone, Nuova Zelanda, Australia e Taiwan.

Huawei (Adobe Stock)
Huawei (Adobe Stock)

Gli organi esecutivi svedesi hanno usato lo stesso trattamento americano, con l’impossibilità di partecipare alla corsa per lo sviluppo del 5G, provocando però le ire di Ericsson.

Huawei Ban, braccio di ferro Svezia-Ericksson

Antenna 5G (Adobe Stock)
Antenna 5G (Adobe Stock)

La multinazionale svedese, operante in 180 paesi e quotata sia nella Borsa di New York sia in quella di Stoccolma, ha mal digerito la decisione dell’esecutivo scandinavo, minacciando ufficialmente che se il ban non verrà revocato, deciderà di portare via l’azienda dalla sua terra d’origine.

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La motivazione può essere ricercata nelle colonne del Daily News: il CEO di Ericsson, infatti, ritiene ingiusto che Huawei abbia una limitazione del genere, fiutando il pericolo di una eventuale reazione cinese di tagliare fuori i player internazionali dai progetti 5G nel suo territorio, progetti di cui Ericsson vuole far parte. Da qui un vero e proprio ultimatum.

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L’Esecutivo svedese, però risponde che è impossibile revocare il divieto perché lo stesso è stato accompagnato da indicazioni di altri enti come quello del dipartimento di sicurezza e quello delle difese nazionali che prendono delle decisioni sopra le parti. Da qui l’inevitabile braccio di ferro fra le parti. Il CEO di Ericsson si è affidato a un pool di avvocati per togliere il ban, ma per il momento l’immobilismo regna sovrano.

Huawei fornisce servizi di rete a oltre 3 miliardi di persone, estendendo in più di 170 Paesi. Ad oggi nessuno Stato, organizzazione, impresa o individuo ha mai fornito prove concrete che i prodotti dell’azienda cinese rappresentino una minaccia alla sicurezza. Negli USA, per il momento, di conseguenza anche in terra britannica, in Australia Giappone, Nuova Zelanda, Australia e Taiwan non sono d’accordo.