Google, un forte giro di vite: stretta su tante app, che spariranno dal Play Store. Scopriamo quali

Un ban in piena regola. Google mette in pratica la sua strategia volta a inasprire le norme da rispettare in ambito della sicurezza delle app disponibili su Play Store. Scovati alcuni malware, messe nuove linee guida per chi ha intenzione di lanciare app non fuorvianti, è arrivato il momento di metterle in pratica.

Google Play Store (Adobe Stock)
Google Play Store (Adobe Stock)

Chiunque volesse pubblicare un’app su Play Store, dovrà prima impostare l’autenticazione a due fattori sul proprio account e registrare un indirizzo fisico. All’atto di registrazione di un account da developer, sarà fatto d’obbligo specificare se si tratta di un privato o di un’azienda, inserire un nome a cui fare riferimento, un indirizzo fisico e verificare sia la mail che il numero di telefono.

Google: “Vietate le app che facilitano gli atti sessuali in cambio di un compenso”

Play Store (Adobe Stock)
Play Store (Adobe Stock)

Google ha aggiornato la sua politica sui contenuti inappropriati per vietare le “relazioni sessuali compensate“, ovvero le app di sugar daddy o di sugar dating. Ebbene, tutte le app per gli “incontri sessuali dietro compenso” fuoriescono dai paletti imposti dal colosso di Mountain View, da qui l’inevitabile esclusione dal PlayStore.

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Le imposizioni Google entreranno in vigore dall’1 settembre prossimo, come recita un colosso di Big G. “Aggiorneremo le norme relative ai contenuti inappropriati per stabilire nuove restrizioni sui contenuti di natura sessuale, che proibiscono nello specifico gli incontri sessuali dietro compenso, ad esempio, sugar dating”.

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Lo sugar dating riguarda incontri reciprocamente vantaggiosi, caratterizzati dallo scambio di una qualsiasi forma di sostegno, finanziario o di altra natura, per compagnia. Si intende un appuntamento tra una persona di fatto matura e benestante e una più giovane che riceve in cambio della sua compagnia principalmente vantaggi economici. Un rapporto biunivoco. Alla base di questo incontro/rapporto, infatti, vi è la consapevolezza che entrambe le parti gioveranno di alcuni benefici.

Ma a Google tutto ciò non sta bene. E lo dice chiaramente ad Android Police: “Come piattaforma siamo sempre entusiasti di supportare i nostri partner sviluppatori – si legge nella nota – ma lavoriamo anche duramente per fornire un’esperienza sicura per gli utenti. Abbiamo aggiornato la nostra politica sui contenuti inappropriati per vietare le app che facilitano gli atti sessuali in cambio di un compenso a seguito del feedback che abbiamo ricevuto da ONG, governi e altri gruppi di difesa degli utenti interessati alla sicurezza degli utenti. Ciò allinea le nostre norme con le altre norme di Google e le norme del settore”.

Google, dunque, si allinea ad Apple, che ha una politica molto simile sul suo App Store. Qualunque sia la motivazione precisa, dunque, a partire dal 1 settembre, gli “sugar daddy” e i loro simili dovranno attenersi ai siti web o caricare lateralmente le loro app di incontri: questo, ora, è Android.