FBI, un errore prolungato: in rete una lista segreta di quasi due milioni di persone

Un segreto svelato, non certo preventivato. Il Terrorist Screening Center (TSC) dell’FBI si sarebbe lasciata sfuggire la bellezza di quasi due milioni di persone, una lista segreta dei terroristi americani esposta sul web senza password né autentificazione, disponibile sul cluster Elasticsearch.

FBI (Adobe Stock)
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Nomi completi, cittadinanza, sesso, data di nascita, numero di passaporto, indicatore di non volo e altro. I dati di 1,9 milioni di persone online, a causa di un madornale errore della multi-agenzia amministrata dall’FBI. Il TSC mantiene la no-fly list del paese, che è un sottoinsieme della più ampia watchlist. Il danno è stato immediatamente segnalato ai funzionari del Department of Homeland Security, che hanno riconosciuto l’incidente, tuttavia il DHS non ha fornito ulteriori commenti ufficiali. Purtroppo pare che la documentazione non sia stata scoperta solamente dall’esperto di sicurezza che ha lanciato l’allarme, in quanto il file risultava già indicizzato dai motori di ricerca Censys e ZoomEye. Il server esposto è stato rimosso circa tre settimane dopo, il 9 agosto 2021. Non è chiaro il motivo per cui ci sia voluto così tanto tempo.

FBI, 3 settimane per mettere offline il server incriminato

FBI (Adobe Stock)
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La lista è composta da persone sospettate di terrorismo ma che, ancora, non sono stati necessariamente accusati di alcun crimine. Nelle mani sbagliate, questo elenco potrebbe essere utilizzato per opprimere, molestare o perseguitare le persone nell’elenco e le loro famiglie, causando un numero infinito di problemi personali e professionali, comprese persone innocenti i cui nomi sono inclusi nell’elenco. Ci sono state diverse segnalazioni di autorità statunitensi che hanno reclutato informatori in cambio di mantenere i loro nomi fuori dalla lista di no-fly, ma le identità di alcuni informatori potrebbero essere trapelate.

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Il database era ospitato su un server del Bahrain, ed è stato immediatamente comunicato allo US Department of Homeland Security (DHS). Server che è stato poi messo offline solamente tre settimane dopo la scoperta. Il Terrorist Screening Center è stato istituito dal Federal Bureau of Investigation (FBI) degli Stati Uniti nel 2003, condivide informazioni su presunti terroristi con le seguenti agenzie federali americane: Department of State, Department of Defense, Transportation Security Authority (TSA), Customs and Border Protection (CBP). Prima del 2015, la lista di controllo era completamente segreta. Poi gli Stati Uniti hanno cambiato la loro politica, iniziando a informare privatamente le persone negli Stati Uniti aggiunte alla lista. Non tutti, però, sono in tanti a scoprire se sono nella lista o meno, finché non provano a salire su un aereo. Alcuni membri del Congresso degli Stati Uniti hanno proposto di vietare la vendita di armi da fuoco alle persone sulla lista di non volo.

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A proposito di politica internazionale. Facebook prende una netta posizione sulla questione Afghanistan, sempre più nelle mani dei talebani. Il colosso social statunitense ha deciso di bannare qualsiasi contenuto postato al riguardo, catalogato come organizzazione terroristica. “I talebani sono considerati organizzazione terroristica secondo la legge degli USA – dice un portavoce di Facebook alla BBC – rimuoveremo tutti gli account gestiti da o per conto dei talebani, vietando approvazioni e supporto”. Il ban verso i talebani è stato esteso a tutte le piattaforme di proprietà di Mark Zuckerberg, Instagram e WhatsApp comprese.