Covid, quante possibilità di contagio vivendo con un positivo?

Ormai è un anno e più che si parla di Covid. Curva epidemiologica, varianti, positivi, zone di vari colori… il vocabolario globale si è modificato al punto tale che queste sono ormai le “parole chiave” del linguaggio della pandemia. E spuntano come i funghi gli studi di questa o l’altra università, che analizzano gli aspetti più disparati del nuovo virus che ci accompagna ormai nel quotidiano.

Covid-19 (Adobe Stock)
Covid-19 (Adobe Stock)

Arriva nientemeno che dalla Harvard Medical School di Boston la nuova ricerca sul rischio di contagio tra conviventi. Secondo questo report, su dieci casi di Covid uno è dovuto al contagio tra persone che vivono nella stessa casa.

Covid, rischio di contagio alto tra conviventi

Bambino in quarantena Covid (Adobe Stock)
Bambino in quarantena Covid (Adobe Stock)

L’incidenza del contagio da Covid tra conviventi è stata studiata in base alle cartelle cliniche di 7.000 casi conclamati tra il 4 marzo e il 17 maggio dello scorso anno, tutti nel Mass General Bringham di Boston. Preso in esame il caso indice ed il relativo indirizzo, a questo sono stati associati i soggetti abitanti allo stesso indirizzo e, infine, sono stati estrapolati i casi positivi.

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I numeri che ne sono emersi hanno parlato chiaro: a 7.262 casi indice sono state associate 17.917 persone. Di queste, 1.809 si sono poi ammalate di Covid-19. Una percentuale pari al 10% di contagiati tra le persone conviventi allo stesso indirizzo.

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Naturalmente ci sono anche fattori che sono risultati (o sono stati ritenuti) indipendenti dalla convivenza, vale a dire che probabilmente queste persone avevano più possibilità di ammalarsi. Tant’è, comunque si trattava di persone maggiorenni, con una stima di rischio altissima tra i 50 e i 74 anni, e tutte (o quasi) con altre patologie come l’ipertensione.

Inoltre, l’incidenza media del 10% è stata vista aumentare nei nuclei familiari di sole due persone, dove il contagio è avvenuto quasi nel 14% dei casi. Ciò vuol dire che la prevenzione all’interno della stessa famiglia deve essere più alta ancora, di quanto non sia oggi, perché vivere nella stessa casa può paradossalmente aumentare il rischio di contagio da Covid.

Le migliori pratiche per ridurre la trasmissione tra familiari e conviventi rimane tuttavia un’area di significativa incertezza. Sulla base dei dati provenienti dalle strutture ospedaliere riteniamo che il distanziamento interpersonale, l’igiene delle mani e l’uso di mascherine contribuiscano alla riduzione del rischio durante la finestra di 10 giorni di presunta infettività dopo la diagnosi”. Queste le parole di Joshua P. Metlay, responsabile della Divisione di Medicina Interna Generale del Massachusetts General Hospital e autore principale della ricerca, a proposito della carica virale del Covid e del suo potenziale di trasmissione tra familiari conviventi.