Atomik, il mistero della vodka di Chernobyl

Le autorità ucraine hanno sequestrato il primissimo carico di alcol distillato di Vodka Atomik all’ombra della centrale nucleare di Chernobyl, con una mossa i produttori non si aspettavano proprio. Il distillato era ottenuto da mele coltivate al di fuori della zona di esclusione di Chernobyl, ma presumibilmente è stato ripulito da materiali radioattivi nocivi.

Chernobyl, la centrale nucleare (Adobe Stock)
Chernobyl, la centrale nucleare (Adobe Stock)

Atomik è un superalcolico passato alle cronache non solo per la lodevole iniziativa di rilanciare un territorio praticamente martoriato dal disastro nucleare scoppiato in una notte di aprile del 1986, ma anche perché il primo lotto prodotto è stato sequestrato dalle autorità locali.

Atomik, sequestrate 1500 bottiglie. “Accuse senza senso”

Atomik, la vodka che rilancerà Chernobyl (Adobe Stock)
Atomik, la vodka che rilancerà Chernobyl (Adobe Stock)

Le autorità ucraine hanno intercettato un camion per le consegne diretto nel Regno Unito carico di 1.500 bottiglie di Atomik della Chernobyl Spirit Company a marzo, secondo un nuovo aggiornamento riportato sul sito web della società. Le bottiglie rimangono in custodia e le operazioni della distilleria sono sospese fino a quando il problema non sarà risolto. I fatti ci sono, attualmente mancano le motivazioni.

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Il distillato sarebbe stato sequestrato a causa di un’emissione di francobolli, secondo il professore britannico Jim Smith, uno degli scienziati dietro la Chernobyl Spirit Company. “Ci accusano di utilizzare bolli di accisa ucraini falsi, ma questo non ha senso poiché le bottiglie sono per il mercato del Regno Unito e sono chiaramente etichettate con bolli di accisa del Regno Unito validi“.

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Smith e i suoi partner hanno distillato la loro prima bottiglia di vodka Atomik nel 2019, utilizzando grano radioattivo coltivato all’interno della zona di esclusione di Chernobyl. Da allora sono passati alla produzione di un distillato fruttato a base di mele, coltivate da gente del posto al di fuori della zona di esclusione, utilizzando un processo di distillazione simile per garantire che l’alcol non sia radioattivo.

Smith ha contribuito a fondare l’azienda come parte di una più ampia iniziativa scientifica e sociale per vedere quale tipologie di industrie potrebbero nascere intorno a Chernobyl, che rimane una zona in gran parte degradata del pianeta Terra. Almeno il 75%, dei profitti dell’azienda, infatti, tornerà alla comunità per il ripristino della fauna selvatica. Non prima di aver risolto il mistero di Atomik, la vodka di Chernobyl, per il momento, sequestrata dalle autorità ucraine.