Apple e Google, tremano: la proposta di legge per fermare il monopolio degli App Store

Lotta al duopolio App Store-Android. E’ la suggestiva proposta di tre senatori statunitensi, chiamata Open App Markets Act, destinata a sancire alcuni diritti che potrebbero avvantaggiare gli sviluppatori di app stanchi di consegnare il 30% dei loro guadagni ad Apple e Google. Il disegno di legge, integrato integralmente di seguito, richiederebbe alle aziende che controllano i sistemi operativi di consentire app e app store di terze parti.

App Store iOS (Adobe Stock)
App Store iOS (Adobe Stock)

Con Big G e il Colosso di Cupertino fin troppo dominanti, i produttori di software mobile si sono a lungo lamentati del fatto che gli app store prendono una fetta ingiusta del denaro che dovrebbe fluire direttamente agli sviluppatori. Il grido di allarme è diventato megafono da parte dei tre senatori americani. Che hanno presentato un nuovo disegno di legge che, se approvato, ridurrebbe notevolmente la capacità di Apple e Google di controllare gli acquisti di app nei loro sistemi operativi, scuotendo completamente il modo in cui il software mobile viene distribuito.

Google ed Apple, c’è voglia di più scelte per i consumatori

Google Play (Adobe Stock)
Google Play (Adobe Stock)

Una proposta che di fatto limiterebbe i poteri Google ed Apple che impediscono agli sviluppatori di comunicare agli utenti prezzi più bassi per il loro software che potrebbero trovare al di fuori degli app store ufficiali. Ad Apple e Google sarebbe inoltre vietato sfruttare la raccolta di informazioni “non pubbliche” attraverso le loro piattaforme per creare app concorrenti.

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Questa legislazione abbatterà i muri anticoncorrenziali coercitivi nell’economia delle app, offrendo ai consumatori più scelte e alle piccole aziende tecnologiche startup una possibilità di combattere“. Lo dice a gran voce il senatore Richard Blumenthal (D-CT), che ha presentato il disegno di legge bipartisan insieme a Marsha Blackburn (R. -TN) ed Amy Klobuchar (D-MN), quest’ultima presiede la sottocommissione antitrust del senato e Blackburn e Blumenthal, insieme proprio ai due membri della sottocommissione.

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Sulla stessa lunghezza d’onda Marsha Blackburn, che ha definito le pratiche dell’app store di Apple e Google un “affronto diretto a un mercato libero ed equo“. Il senatore Klobuchar, invece, ha osservato che il loro comportamento solleva “seri problemi di concorrenza”.

Il disegno di legge si basa sulle informazioni raccolte all’inizio di quest’anno dall’audizione di quella sottocommissione sugli App Store e sulla concorrenza. Nell’udienza, i legislatori hanno ascoltato Apple e Google, nonché Spotify, Tile e Match Group, tre società che hanno sostenuto che le loro attività sono state colpite negativamente dalle politiche anticoncorrenziali degli App Store.

Esortiamo il Congresso ad approvare rapidamente l’Open App Markets Act” tuona Horacio Gutierrez, Chief Legal Officer di Spotify sul nuovo disegno di legge. “In assenza di azioni, possiamo aspettarci che Apple e altri continuino a cambiare le regole a favore dei propri servizi e a causare ulteriori danni a consumatori, sviluppatori e all’economia digitale“. La Coalition for App Fairness, un gruppo di difesa degli sviluppatori, ha elogiato il disegno di legge per il suo potenziale per stimolare l’innovazione nei mercati digitali. “L’Open App Markets Act bipartisan è un passo verso la responsabilità delle grandi aziende tecnologiche per le pratiche che soffocano la concorrenza per gli sviluppatori negli Stati Uniti e in tutto il mondo“, ha affermato il direttore esecutivo del CAF Meghan DiMuzio.

Per Google e Apple i loro store digitali aiutano gli utenti a usare e scoprire nuove app in modo sicuro e semplice. Per molti altri tutto questo modus operandi è racchiuso nella parola monopolio.

Sperando di evitare futuri grattacapi normativi, Apple ha abbassato le proprie commissioni per le aziende che generano meno di $ 1 milione di entrate dall’App Store dal 30% al 15% lo scorso anno. Google ha seguito l’esempio con il proprio gesto, abbassando le commissioni al 15% per il primo milione di dollari di entrate che uno sviluppatore guadagna attraverso il Play Store in un anno. Alcuni sviluppatori critici delle pratiche delle aziende hanno visto quei cambiamenti come poco più di una trovata pubblicitaria.