Apple: caso Parler, Steve Jobs ed Apple Car. Tim Cook dice (quasi) tutto 

Dirigente d’azienda, filantropo e ingegnere statunitense, amministratore delegato di Apple dal 24 agosto di quel fatidico 2011. Tutto questo e molto altro Tim Cook, più semplicemente l’erede di Steve Jobs, il CEO di Apple.

Apple (Adobe Stock)
Apple (Adobe Stock)

Il 61enne di Mobile, capoluogo della omonima Contea nel sud-ovest dell’Alabama, si confida al noto conduttore Chris Wallace, in un’intervista a tutto tondo pubblicata integralmente su Fox News.

Tanti i temi trattati, molti i “titoli” del primo amministratore delegato di una società Fortune 500 a dichiararsi pubblicamente omosessuale. Dalla pesante eredità presa alla decisione di rimuovere l’app di estrema destra Parler, visti i suoi che incitavano alla violenza, passando per il futuro di Apple

Slogan Tim Cook: “Apple non sarà il massimo, ma è il migliore”

iPhone (Adobe Stock)
iPhone (Adobe Stock)

Il CEO di Apple spiega subito le iniziative per l’equità e la giustizia razziale presentate pochi giorni fa dal colosso di Cupertino: “L’omicidio di George Floyd si ha fatto velocizzare l’impellente desiderio di dare le giuste opportunità alle comunità di colore. Vogliamo rendere il Propel Center un hub di innovazione che serva tutti gli HBCU, ma che diventi anche una fonte di informazioni”.

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Quasi una decade da quella pesante eredità. “Sapevamo che dopo la morte di Steve Jobs avremmo dovuto guidare l’azienda in un periodo di tempo molto, molto difficile. Sono orgoglioso del fatto che abbiamo mantenuto il suo DNA come cuore dell’azienda. È il privilegio lavorare con le persone con cui collaboro e non posso immaginare ora una vita senza Apple. Il nostro futuro? Continueremo a realizzare i migliori prodotti al mondo. Non il massimo, ma il migliore”.

Nel futuro della multinazionale californiana ci sarà spazio per la Apple Car. Tim Cook da buon CEO, non si sbottona. Ma, come dice il saggio: chi tace, acconsente. Chris Wallace la butta lì: “Puoi scegliere di non rispondere, ma di certo sei capo e se vuoi, puoi”. Cook sorride e poi “risponde” a tono. “Hai ragione. Scelgo di non farlo. Touché”.

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Caso Parler, un servizio di rete sociale e microblogging statunitense lanciato nell’agosto 2018, la cui maggior parte di utenti è composta da sostenitori di Trump e da conservatori, cospirazionisti ed estremisti di destra. Tim Cook è irremovibile: “Abbiamo esaminato l’incitamento alla violenza che c’era lì – rimarca – noi non riteniamo che la libertà di parola e l’incitamento alla violenza abbiano qualcosa in comune. Potranno ritornare su App Store soltanto se applicheranno sufficienti strumenti di moderazione”.