Un’app per “bere birra” dai profitti pazzeschi: parla il fondatore di iBeer

Si chiama iBeer, ed è un’app “inutility” che negli scorsi anni ha fatto le fortune del suo creatore. Ecco quanto guadagnava

Probabilmente la avrete scaricata anche voi per sfizio gli anni scorsi. Si chiama iBeer e, fondamentalmente, è un’app che simula la bevuta di una birra bionda. Inclinando lo smartphone verso la bocca, si vede l’interfaccia che mostra la bevanda colare verso la bocca, con tanto di suono.

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Il fondatore di iBeer è tornato a parlare dopo anni e ha rivelato i guadagni da record nel periodo d’oro dell’app. Ecco tutti i numeri del successo (Screenshot YouTube)

Una cosiddetta app “inutility”, diventata virale proprio per la sua semplicità. Ma dietro c’è un mondo, con profitti da capogiro. Ne ha parlato il creatore Steve Sheraton, intervistato dal Mel Magazine.

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iBeer fruttava 20.000 dollari al giorno, le parole del fondatore

Come raccontato da Steve Sheraton nell’intervista al Mel Magazine, l’idea di dare vita ad iBeer è nata anni prima del rilascio vero e proprio. Su E-spresso aveva creato un video che si sincronizzava con i movimenti e faceva sembrare che l’utente si stesse godendo un caffè. Alla fine il tutto non decollò sin da subito, anche per via degli schermi non funzionali. Con l’avvento degli iPhone e i loro pannelli colorati, Sheraton decise di riprovarci con la variante birra.

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Ai tempi, non era possibile sviluppare app per iPhone. E dunque la prima versione del software era sostanzialmente un filmato venduto a 2,99 dollari. Con l’arrivo dell’App Store, poi, finalmente iBeer diventò realtà con accelerometro e tutte le altre caratteristiche note. Il suo successo non durò moltissimo, sia per via dei tanti cloni che per altre app più interessanti che attirarono l’interesse dei consumatori. Ma i guadagni furono da record, tanto che si parla di circa 20.000 dollari al giorno nel periodo d’oro. Oggi Sheraton vive in una fattoria in Spagna con la sua famiglia e, di tanto in tanto, crea applicazioni per maghi ed illusionisti.