36 microsecondi per risolvere un problema che richiede 9000 anni: l’ultimo incredibile progetto

Un’operazione senza precedenti, coi risultati ottenuti grazie al processore fotonico programmabile Borealis. Ecco tutti i dettagli sul progetto della startup canadese Xanadu

I computer quantistici stanno raggiungendo livelli di performance inimmaginabili fino a qualche tempo fa. Stando a quanto pubblicato sulla rivista Nature, la startup canadese Xanadu è riuscita a dar vita ad un progetto rivoluzionario. Un’operazione che di norma richiederebbe 9000 anni per essere risolta, ha richiesto solamente 36 microsecondi.

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Una startup canadese è riuscita ad arrivare ad un risultato incredibile utilizzando un potente computer quantistico di ultima generazione (Adobe Stock)

È un lavoro interessante e che permette un importante passo in avanti nella comprensione profonda delle potenzialità offerte dal calcolo quantistico” ha spiegato il direttore del Quantum computing di Amazon Web Services Simone Severini. Stiamo parlando di un progetto molto discusso, soprattutto dagli addetti ai lavori e dagli esperti del settore.

Tutto sull’ultimo computer quantistico che utilizza i fotoni

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È stata risolta un’operazione che di norma richiederebbe 9000 anni di vita in appena 36 microsecondi, come spiegato sulla rivista Nature (Adobe Stock)

Sono stati i ricercatori della startup canadese Xanadu a dar vita a questa macchina super potente. Un progetto che rientra di fatto nella categoria dei computer quantistici, che sfruttano i fotoni nel ruolo di unità di calcolo (qubit). Il tutto si basa sui superconduttori e, per far sì che funzioni, è necessario raffreddarla a temperatura vicine allo zero assoluto. Il grande traguardo raggiunto da Xanadu è stato riuscire a battere un super computer tradizionale. Come già accennato, un’operazione da 9000 anni è stata risolta in 36 microsecondi di calcolo.

I nuovi chip hanno affrontato un problema molto difficile, noto come Gaussian Boson Sampling e che richiede molto tempo per essere risolto dalle macchine tradizionali. Risolverlo permette di identificare gruppi di nodi all’interno di una rete complessa, ad esempio per studio delle reti neurali oppure per comprendere l’interazione tra le proteine” ha spiegato Simone Severini. Il capo del Quantum Lab del dipartimento di Fisica della Sapienza di Roma ha poi aggiunto: “È un risultato interessante, è stata raggiunta la quantum supremacy sviluppando una piattaforma che è semplice ed innovativa”.