Secondo le previsioni di MHOX nel 2027 un occhio tech sostituirà quello biologico

Sulla rivista Nanotechnology la ricercatrice israeliana Yael Hanein, che lavora presso l'Università di Tel Aviv, ha pubblicato uno studio che potrebbe rappresentare la base per la creazione in futuro di occhi sintetici.

Lo studio di design generativo MHOX ha pubblicato un progetto che ambisce a sostituire i nostri bulbi oculari con una loro versione sintetica, realizzata con le stampanti 3d. Il progetto è stato chiamato Eye (Enhance Your Eye) ed è stato pensato per ovviare alla degenerazione della vista dovuta all’avanzare dell’età oppure a difetti congeniti, ma anche per offrire sul mercato globale un prodotto con prestazioni superiori al normale o addirittura fuori dalla funzionalità di un bulbo oculare, come ad esempio la registrazione di immagini.

EYE potrebbe essere disponibile in 3 versioni: Eye Heal, modello base, con  funzionalità standard a beneficio di chi ha perduto la vista, in parte o del tutto, a causa di una malattia o di un trauma; poi ci sarà Eye Enhance, la versione intermedia che potenzierà la vista fino a 15/10 e con possibilità di applicare dei filtri, attraverso l’ingerimento di un’apposita pillola, per avere una visione alternativa a quella reale, come ad esempio, in bianco e nero. La terza versione, quella più avanzata, si chiamerà Eye Advance, la quale, oltre alle dotazioni degli altri due modelli, consentirà di registrare la propria esperienza visiva e di condividerla attraverso un collegamento wi-fi. Anche in questo caso potrebbe essere una pillola ad attivare queste due funzioni.

Per usufruire di EYE occorrerà effettuare un’operazione chirurgica per rimuovere il proprio bulbo oculare ed installare al suo posto un’interfaccia tecnologica che connetta al cervello i muscoli del cranio e il nervo ottico. Il modello Eye scelto potrà essere sostituito o alternato con un modello all’altro senza la necessità di ulteriori interventi chirurgici.

Lo sviluppo tecnologico legato all’utilizzo delle stampanti 3d per creare organi umani, ossia, le “3d bioprinting” ha creato un forte interesse e invogliato i ricercatori ad effettuare studi e esperimenti in campo medico; infatti la Washington State University ha realizzato un materiale simile alle ossa umane, mentre la University of Pennsylvania ha realizzato dei vasi sanguigni e la Cornell University è riuscita a creare delle orecchie.

L’azienda MHOX prevede l’utilizzo di uno speciale ago che depone i diversi tipi di cellule contenute in una sostanza chiamata bio-ink e che, una volta deposte, si aggregano autonomamente, dando vita a prodotti organici che sono necessari allo sviluppo dei tessuti dell’Eye.

I risultati in campo biotecnologico sono effettivamente interessanti e motivanti, ma l’occhio umano è un organo davvero complesso e la sua creazione in 3d bioprinting potrebbe essere molto difficoltosa. Nonostante questo, se tutto andrà secondo i piani di MHOX, a gennaio 2027 EYE potrebbe essere disponibile, anche se MHOX non ha spiegato nel dettaglio come intende procedere, né  quali ostacoli dovrà superare e quale potrebbe essere il prezzo di un occhio sintetico.

Secondo Giovanni D’Agata, presidente dello Sportello dei Diritti questo progetto è “una nuova speranza in campo medico”. Effettivamente, sembra una scoperta fantascientifica, ma sulla rivista Nanotechnology la ricercatrice israeliana, Yael Hanein, che lavora presso l’Università di Tel Aviv, ha pubblicato uno studio che potrebbe rappresentare la base per la creazione in futuro di occhi sintetici. 

La ricercatrice è riuscita a fondere i nervi della retina con un gruppo di minuscoli elettrodi che stimolano la crescita delle cellule. Utilizzando delle cavie, la scienziata ha integrato una serie di nanotubi di carbonio con i neuroni tramite corrente elettrica, stimolando così la crescita dei neuroni all’interno della struttura sintetica. La tecnica della ricercatrice israeliana potrebbe essere utilizzata anche per tentare un’applicazione nei confronti di alcune malattie degenerative della retina. 

Inoltre un team di ricercatori dell’Università della California è riuscita a realizzare una serie di strati di due tipologie di cellule retiniche provenienti dai topi grazie a una normale stampante a getto di inchiostro. Questo procedimento sembra che non abbia messo a rischio la salute delle cellule e la loro capacità di crescere e sopravvivere in coltura.

Keith Martin, il docente di oftalmologia dell’Università di Cambridge che ha partecipato alla ricerca, spiega che “questa tecnica potrebbe essere utilizzata in futuro per creare nuovi tessuti da impiantare nei pazienti affetti da danni alla retina, o per inserire cellule direttamente nelle retine danneggiate durante un’operazione chirurgica all’occhio”.

L’occhio bionico non è quindi una realtà attuale, ma ci sono i presupposti perché le dichiarazioni di MHOX possano concretizzarsi secondo i suoi piani e tempi.