Privacy, il tracciamento via email passa per un pixel

Secondo una ricerca effettuata dal servizio di email Hey per conto della BBC, il fenomeno del pixel tracking sarebbe ormai diffusissimo. Che sia per finalità di marketing o per altro due messaggi su tre ne sarebbe vettore. Rischi per la privacy in vista?

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Privacy a rischio con il pixel tracking? (Photo by Jason Dent on Unsplash)

I risultati sul traffico analizzato dal team del servizio di email Hey, su mandato della BBC, parlano abbastanza chiaro: l’uso del pixel di tracciamento – divenuto ormai endemico secondo i vertici del provider – coinvolgerebbe due messaggi su tre.

Quella del pixel tracking è una pratica molto nota agli addetti ai lavori nel settore marketing. Può essere utile, per esempio, a carpire molti dati sull’andamento di servizi o sul successo o meno di una campagna pubblicitaria in email.

La questione, a questo punto, legittima due domande: viola la privacy? Ho mai acconsentito all’uso di tale sistema di tracciamento nelle mail a me indirizzate? La risposta a quest’ultima domanda potrebbe essere sì.

Molte aziende, infatti, provvedono ad inserire nel proprio testo sulla privacy una menzione all’utilizzo del “pixel spia”. Il problema risiederebbe nel fatto che gran parte dei fruitori di siti, newsletter o mail commerciali, al momento fatidico dell’accettazione delle modalità con cui esse avvengono, non leggono accuratamente le informative.

Il tracking pixel può effettivamente invadere la nostra privacy?

Email e tracking pixel
Email e tracking pixel (Pixabay)

Il tracking pixel arriva nei messaggi di posta elettronica e appare come un punto infinitesimale, spesso dello stesso colore dello sfondo del messaggio – con cui si confonde – e salvato in formato grafico (png, jpg o gif). Quindi, praticamente invisibile.

Una volta scaricata la mail e caricato il layout grafico da cui essa è composta, il client di posta elettronica stabilisce un collegamento con un server remoto (su cui la piccolissima immagine di tracciamento risiede fisicamente) per scaricare il pixel.

È grazie a questa brevissima connessione che il mittente dell’email può venire a conoscenza di alcune informazioni sull’utente. La prima è la certezza che il destinatario abbia quantomeno aperto la mail per la consultazione, avendo visualizzato le immagini contenute.

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La seconda conseguenza è l’invio di dati relativi all’indirizzo ip e tutti i dettagli che se ne possono trarre: dispositivo in uso e sistema operativo su cui esso gira, per esempio, ma anche avere un’idea più o meno chiara sulla posizione geografica da cui l’utente sta effettuando il collegamento.

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“Un’invasione grottesca della privacy” – come la definisce il co-fondatore di Hey David Heinemeier Hansson – che può comunque essere evitata, almeno in parte.

Tra i servizi offerti da Hey, infatti, vi sarebbe proprio la possibilità di bloccare queste modalità di tracciamento, individuando al momento della ricezione l’elemento invasore. Opportunità offerte anche da alcune estensioni disponibili per i browser web o, in alcuni casi, disattivando preventivamente il caricamento delle immagini dei messaggi in arrivo.

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