Microsoft, hacker russi e nordcoreani puntano ai vaccini Covid-19

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Ecco i dati relativi al terzo trimestre del 2020 (pixabay)

Giungono segnalazioni da Microsoft che denunciano numerosi attacchi da parte di hacker. Le violazioni riguardano proprio la ricerche ed analisi per il Covid-19

Nonostante la grande pressione creata dalla pandemia per Covid-19, ci sono dei casi in cui qualcuno cavalca sempre l’onda per loschi scopi. È il caso di alcuni hacker scoperti proprio da Microsoft, responsabili delle suddette violazioni. A quanto pare gli obiettivi sono stati varie aziende farmaceutiche, le quali hanno il compito di svolgere ricerche e studi per il coronavirus.

Oltretutto, trattandosi di fasi in via di sperimentazione, si tratta di intrusioni che possono condizionare le ricerche stesse. A quanto pare il colosso statunitense ha individuato la provenienza degli attacchi per mano di hacker nordcoreani e russi. Le violazioni sono avvenute per differenti siti in Francia, India, Corea del Sud, Canada e Stati Uniti.

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Microsoft, violazioni a danni delle ricerche Covid-19

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Microsoft hacker violazioni ricerche COVID-19 (pixabay)

Il problema sollevato non è da sottovalutare, né tanto meno da prendere sotto gamba. Si tratta di una vera e propria operazione a livello internazionale riguardo al virus che ha messo in difficoltà i mercati del mondo colpendo, chi più che meno, diverse nazioni. Pertanto tali tentativi di violazione rappresentano un grosso campanello di allarme.

Dopo aver confermato che nella stragrande percentuale dei casi non sono riusciti ad andare a buon fine, non ha fornito ulteriori dettagli se non l’identificazione di due gruppi coinvolti nell’hacking. Lo scopo? Penetrare all’interno degli studi per i vaccini del Covid-19.

Uno dei due gruppi identificati, noto come “Fancy Bear”, è rappresentato da agenti militari russi già identificati in altre situazioni. Il secondo nucleo è quello denominato “Lazarus”, gruppo hacker nordcoreano. Infine anche un altro è stato identificato ma non si riesce ancora a determinarne la provenienza, denominato “Cerium”.

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