Il creatore dello spyware Pegasus finisce nei guai: Apple va all’attacco!

Apple chiama in causa la società creatore dello spyware Pegasus, nuovamente al centro dell’attenzione dopo lo scandalo dei mesi scorsi. Ecco le richieste avanzate dalla società di Cupertino

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Si torna a parlare dello spyware Pegasus (Unsplash)

La vicenda Pegasus torna a far parlar di sé, ma stavolta con effetti marcatamente giuridici. A diversi mesi dallo scandalo dello spyware che ha preso di mira giornalisti, attivisti e financo personalità politiche, un nuovo ciclone è destinato ad abbattersi contro NSO Group, la società israeliana che fornisce tali software alle autorità governative.

Secondo quanto riportato in rete, pare che Apple abbia citato in giudizio NSO Group con lo scopo di ottenere un’ingiunzione permanente a danno di quest’ultima. Se le pretese della compagine di Cupertino troveranno effettivo riconoscimento, emblematicamente sviscerate in un documento di ben 22 pagine, l’azienda israeliana non potrà più far uso di software, servizi e dispositivi Apple. Una sorta di ban, volendo fotografar meglio il discorso con una parola ampiamente snocciolata nella diversa vicenda che ha interessato Huawei.

Una mossa che sottintende la necessità di tutelare la privacy degli utenti, ma anche contrastare quello che il gigante di Cupertino ha descritto come un vero e proprio “abuso di spyware sponsorizzato dallo Stato”. Apple ha chiesto inoltre un risarcimento per le violazioni commesse da NSO Group delle normative federali e statali degli Stati Uniti.

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Apple e l’impegno nella lotta contro la cybersorveglianza

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L’azione legale di Apple è affiancata da un sostegno economico nella lotta contro il tema della cybersorveglianza (Unsplash)

A margine dell’ufficializzazione della nuova mossa legale, la società rappresentata dall’amministratore delegato Tim Cook ha poi voluto annunciare un’altra iniziativa ragguardevole: come rimarcato in un comunicato stampa, Apple ha infatti stanziato un contributo di 10 milioni di dollari per supportare l’impegno e il lavoro condotto da attivisti e ricercatori contro il tema della cybersorveglianza.

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Arriva insomma un altro mattoncino nella ricostruzione di una vicenda che ha fatto parlar di sé durante il corso dell’estate. Identificato da Citizen Lab, lo spyware Pegasus è stato infatti utilizzato indebitamente da governi autoritari per mettere a tacere personalità di spicco, come giornalisti e attivisti. In un’indagine trapelata in rete, il giro d’affari attorno al software elaborato da NSO Group ha coinvolto cifre a dir poco monumentali, attestandosi attorno a diversi milioni di dollari derivanti dall’installazione del programma sui soggetti presi di mira.