Google Pixel 6 e la rivoluzione del processore: così Big G sfiderà Apple

Google Pixel 6 farà da portabandiera del nuovo corso di Big G, intenzionato a replicare le strategie di Apple con i suoi iPhone. Il prossimo smartphone dell’azienda sarà infatti animato dal primo processore proprietario, mentre Pixel 5a ripiegherà sul più classico Snapdragon 780 di Qualcomm.

Google Pixel 6 processore
Pixel 6 segnerà l’esordio del primo processore proprietario di Google (AdobeStock)

I prossimi smartphone di Google faranno da apripista ad un sostanziale cambio di strategia da parte del gigante di Mountain View. Il riferimento non va all’estetica od ai display pieghevoli, bensì all’esordio di un processore proprietario, sulla falsariga degli iPhone. Per la prima volta, Google potrebbe insomma congedarsi – sia pure parzialmente – da Qualcomm, i cui chipset hanno finora alimentato la storica gamma Nexus e, più recentemente, il nuovo corso targato Pixel.

Esistono molteplici indizi sul rivoluzione abbozzata da Big G. Come riportato dall’affidabile 9to5Google, il processore è conosciuto sotto il nome in codice “Whitechapel” ed è internamente noto agli ingegneri dell’azienda come “GS101”, dove l’iniziale suffisso “GS” è inteso come abbreviazione di “Google Silicon“. L’intera gamma di smartphone di fascia alta del 2021 sarà animata dal SoC, tra cui anche il top di gamma Pixel 6 con il quale Google intende sfidare Apple e i suoi più recenti iPhone.

A ciò si assommano i recenti investimenti orchestrati dal sodalizio americano, che da ormai qualche settimana può contare del prezioso supporto di Uri Frank, veterano della progettazione delle CPU di Intel e adesso nuovo vicepresidente del reparto ingegneria per la progettazione di chip per server.

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La stretta di mano tra Google e Samsung

Google Pixel 6 processore
Google Silicon sarà realizzato in collaborazione con Samsung (Cellulari.it)

Ma quali sono le peculiarità distintive del primo processore proprietario di Google? Come riportato dalla fonte, Whitechapel sarà sviluppato in collaborazione con Samsung e dovrebbe essere strutturato secondo la tecnologia di processo produttivo a 5 nanometri, la stessa già vista sullo Snapdragon 888 di Qualcomm e sull’Exynos 2100 dei più recenti Galaxy S21.

Almeno due smartphone di Google – ossia Pixel 6 e 6XL, conosciuti peraltro sotto gli appellativi tecnici di “Raven” e “Oriole” – saranno alimentati dal suddetto SoC, mentre il medio-gamma Pixel 5a potrebbe ripiegare sul più classico Snapdragon 780G, coerentemente con l’esigenza di contenimento dei costi.

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La strada del futuro sembra esser tracciata e nei progetti di Big G campeggia l’intenzione di estendere l’impiego di chipset interni su tutti i dispositivi di prossima generazione, tra cui i Chromebook. Un modo in più per replicare la strategia di Apple e per avvicinare ancor di più l’esperienza dei Pixel a quella degli iPhone, complice anche un controllo totale sia sul fronte software che su quello hardware.