Comprano e bruciano quadro di Banksy per trasformarlo in token NFT

Comprano e bruciano quadro di Banksy per poi convertirlo in un token digitale. Ecco la storia assurda di un collettivo americano.

Morons Bansky bruciato
Morons Bansky bruciato (Screenshot via Twitter)

Banksy è certamente uno dei più importanti artisti contemporanei che esistono, con tante persone che sono affascinate dalla sua arte. Nonché dalla usa identità. Sono infatti parecchi coloro che vorrebbero tanto sapere l’identità dell’artista più chiacchierato del momento. Alcuni credono sia più di una persona, altri credono che si tratti soltanto di una mente geniale. Quello che è certo è che Banksy ha un’attrattiva incredibile e le persone che sono interessate ad acquistare le sue opere crescono di anno in anno. Proprio una sua opera è diventata oggetto di importanti riflessioni in queste ore dopo essere stata distrutta. Questa volta però lui non c’entra niente e quello che è stato fatto non è un gesto estremo per essere alternativi o fare critica al mercato dell’arte, anzi. Si tratta di trasformarlo.

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Quadro di Banksy comprato e bruciato prima di diventare token

Banksy Morons
Banksy Morons, foto del quadro distrutto (screenshot)

A bruciare l’opera di Banksy è stato il collettivo Injective Protocol, che gestisce anche una catena di blockchain. Ed è proprio per questo che hanno deciso di distruggere un’opera d’arte di Banksy che hanno comprato. L’opera d’arte in questione è Morons, un quadro con cui il famosissimo artista si prende gioco delle case d’asta. Il collettivo ha comprato l’opera per 100mila dollari e poi l’ha digitalizzata, trasformandola in NFT, ovvero “Non Fungible Token”. Ovvero un tipo di contenuto che può essere condiviso tramite blockchain, ed è unico, impossibile da copiare.

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Quindi l’opera d’arte ha mantenuto la sua unicità, certamente, e per farlo è stato ritenuto necessario distruggere quella esistente fisicamente. Chissà che questo non sia l’inizio di una rivoluzione artistica, con chi compra dipinti unici pronto a distruggerli per trasformarli poi in token unici da conservare e rivendere online. Sempre attraverso la blockchain e quindi utilizzando criptovalute.