Alcuni esploratori sono andati in fondo al Pozzo dell’Inferno: cosa hanno trovato

Una vera e propria impresa. Alcuni esploratori si sono calati nello spaventoso Pozzo dell’Inferno nello Yemen: ecco cos’hanno trovato

yemen buco dell'inferno
Nello Yemen, alcuni ricercatori si sono calati sul fondo del Pozzo dell’Inferno. Ecco cosa sono riusciti a trovare (screenshot YouTube)

Probabilmente ne avrete già sentito parlare. Nello Yemen c’è una dolina naturale conosciuta con il nome di Pozzo di Barhout, o anche Pozzo dell’Inferno. Nel corso degli anni, è diventata famosa anche e soprattutto per via di alcune leggende popolari, secondo cui il luogo sarebbe in realtà una prigione per i djinn, ossia i geni del folklore nel Medio Oriente.

Per rispondere a questa domanda, alcuni esploratori si sono calati – per la prima volta in assoluto – sul fondo di questo inquietante buco nel terreno. L’impresa denominata Oman Cave Exploration Team ha previsto la presenza di ben otto esperti speleologi, che hanno percorso 112 metri in verticale e sottoterra, fino ad arrivare in profondità.

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Pozzo dell’Inferno, cos’hanno trovato gli esperti sul fondo

Per la prima volta in assoluto, alcuni esperti esploratori si sono calati nel fondo del rinominato Pozzo dell’Inferno nello Yemen. In passato, infatti, le esplorazioni si erano fermate all’incirca a metà percorso, mentre il team dell’Oman Cave Exploration Team è arrivato a 112 metri di profondità in verticale. Ma cosa è stato trovato di preciso? È veramente una prigione per i djinn? Ovviamente no. Gli esploratori hanno raccontato di aver trovato volatili in decomposizione, ma anche serpenti e “perle di caverna”, ossia delle specie di bozzoli gelatinosi.

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È la passione che ci ha spinto a farlo. Quest’impresa è un qualcosa che rivelerà una nuova meraviglia e parte della storia dello Yemen” ha raccontato Mohammed al-Kindi, professore di geologia presso un’università tedesca e membro del team. Oltre ad animali in decomposizione, infatti, nel Pozzo dell’Inferno sono anche stati raccolti campioni di acqua, rocce e suolo che verranno analizzati nei prossimi mesi. Vi erano anche alcuni serpenti vivi, che però non si sono rivelati essere aggressivi.