Un touchscreen che ricordi una tastiera fisica: si lavora ad un nuovo progetto

Alcuni ricercatori della Texas A&M stanno lavorando per dare vita ad una tecnologia touchscreen che ricordi la tastiera fisica

Le tastiere fisiche per gli smartphone fanno ormai da tempo parte del passato. Gli schermi touchscreen la fanno da padrone, con tecnologie sempre più avanzate e pensate per fornire agli utenti il massimo del comfort.

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Alcuni ricercatori stanno lavorando ad una possibile soluzione per fornire agli utenti il feeling di una tastiera fisica, ma con uno schermo touchscreen. Il tutto grazie a variazioni della temperatura impercettibili (screenshot YouTube)

E se si riuscissero ad unire le due cose? Alcuni ricercatori della Texas A&M University ci stanno lavorando, con un approccio tutto nuovo e che potrebbe rappresentare il futuro in questo senso. L’idea è quella di far credere al cervello di toccare forme fisiche, attraverso alcuni cambiamenti di temperatura dello schermo touchscreen.

Touchscreen che cambia temperatura e ricorda le tastiere fisiche: tutti i dettagli

Una ricerca in realtà molto semplice a livello di idea, ma che per la realizzazione richiederà parecchio lavoro. Alcuni ricercatori della Texas A&M University si sono posti come obiettivo quello di fornire agli utenti una possibile tecnologia che possa garantire le comodità del touchscreen col feeling di una tastiera fisica. Lo studio è stato pubblicato sulla rivista Science Robotics e viene spiegato nel dettaglio.

Stando a quanto si legge, aumentando la temperature della superficie da 23 a 42 gradi Celsius, si aumenta la sensazione di attrito percepita dalle dita fino al 50%. E il tutto succederà senza che il proprietario dello smartphone si accorga effettivamente della variazione di colore.

Almeno per il momento, si tratta di una ricerca solo teorica e che non ha portato a progetti veri e propri. Le difficoltà tecniche da affrontare sono molteplici, in quanto controllare la temperatura di uno schermo tramite il semplice tocco risulta essere più complicato del previsto. Se n’era già parlato in passato, con il possibile utilizzo di camere microfluidiche che si riempivano e si sgonfiavano al fine di creare delle protuberanze 3D. O anche vibrazioni ultrasoniche, ma i due progetti sono stati poi accantonati. Vedremo se questa idea della variazione di temperatura rappresenterà una soluzione vincente.