Scoperto un segnale insolito nella galassia, a quasi 4.000 anni luce dalla Terra

Gli esperti del Centro Internazionale di Ricerca della Curtin University di Perth, in Australia, hanno scoperto un segnale misterioso proveniente dalla Via Lattea, a quasi 4.000 anni luce dalla Terra. Ad intestarsi la scoperta è uno studente che stava lavorando alla sua tesi di Laurea

Un “faro” illumina la Via Lattea a quattro mila anni luce dal nostro pianeta, emettendo onde ogni venti minuti (più precisamente, ogni 18 minuti e 18 secondi), secondo una cadenza a dir poco regolare e cronografa. È quanto scoperto dagli esperti del Centro Internazionale di Ricerca della Curtin University di Perth, in Australia, con in testa l’astrofisica Natasha Hurley-Walker, che hanno identificato di recente un segnale radio assolutamente inedito e sorprendente. Tanto che all’inizio credevano di essere alle prese con un errore, per poi stropicciarsi gli occhi dopo i fisiologici test di riprova.

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Scoperto uno strano segnale nella Via Lattea (Unsplash)

Come si evince dalle pagine della rivista Nature, che ha pubblicato i dettagli della scoperta che sta già facendo il giro del mondo, tali impulsi costituiscono un record assoluto per la loro durata. Non è infatti la prima volta che gli astrofisici intercettano onde di questo tipo, ma non con questa intensità e portata: i quasi venti minuti scanditi nella Via Lattea rappresentano una prima volta che ha sorpreso un po’ tutti, dando vita ad approfondimenti e speculazioni.

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Le ipotesi sul banco

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A intestarsi la scoperta è uno studente universitario. alle prese con la sua tesi di Laurea (Unsplash)

In linea generale, si sa che i segnali radio intercettati nella Via Lattea provengono da quelle che in gergo sono conosciute come pulsar, ossia stelle compatte. Nel caso di specie, in molti propendono che le onde a cadenza regolare captate possano provenire da pulsar molto più lente del previsto. Ma c’è anche chi sostiene per un’altra ipotesi, affermando che l’intervallo di tempo scandito potrebbe essere addebitato alle cosiddette magnetar, ossia stelle di neutroni con campi magnetici di grande intensità.

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Qualche altro, invece, preferisce andarci con i piedi di piombo, affermando che in circostanze come queste non va sottovalutata la portata e il peso specifico delle interferenze. Non mancano comunque retroscena particolarmente suggestivi. Sappiamo infatti che ad avvistare per primo l’oggetto misterioso (che per il momento è stato contrassegnato con la sigla “Gleam-XJ162759.5-523504-3” è stato lo studente Tyrone O’Doherty, alle prese con la sua sua tesi di Laurea.