Nuovo allarme sui bambini: troppo tempo sui cellulari (e non solo) è tutt’altro che salutare

Il troppo stroppia, un noto proverbio usato in tutta Italia per indicare la negatività di ogni eccesso, può essere serenamente esteso a livello globale, quando si parla di bambini, dispositivi (cellulari ma anche tablet) e tv.

Bambini al cellulare 20220608 cell
Bambini al cellulare – Adobe Stock

Il nuovo allarme viene lanciato da un’indagine della Shanghai Jiao Tong University, pubblicato su JAMA Pediatrics. Lo studio è figlio di un sondaggio su 152 bambini di età compresa tra 6 e 72 mesi, il cui tempo trascorso davanti allo schermo è stato classificato in tre traiettorie di basso continuo, aumento tardivo e aumento precoce.

È stato riscontrato che troppo tempo trascorso davanti a uno schermo, provoca risultati danni allo sviluppo cognitivo e socio-emotivo del bambino. I risultati di questo studio della Shanghai Jiao Tong University suggeriscono che bisogna tenere sotto controllo sia la durata che l’inizio dell’esposizione allo schermo, cercando di dosare il più possibile nell’era tecnologica, a difesa di un corretto sviluppo cognitivo e socio-emotivo dei bambini.

In medio stat virtus: l’analisi dello studio

Giovani e cellulari 20220608 cell
Giovani e cellulari – Adobe Stock

Inutile girarci attorno, in quest’epoca è pura utopia eliminare un cellulare, o un tablet, più in generale un dispositivo a un bambini, significa alienarlo dalla vita dei suoi compagni di scuola, o amici del parco, fargli vivere una vita anacronista. Ciò non vuol dire, però, di fargli usare un device a suo piacimento.

L’obiettivo dello studio universitario dei ricercatori della Shanghai Jiao Tong era quello di indagare sulla traiettoria temporale dello schermo da 6 a 72 mesi di età, e la sua conseguenza associazione con lo sviluppo dei bambini all’età di 72 mesi.

Per questo studio sono state reclutate donne a Shanghai, in Cina, che avevano da 34 a 36 settimane di gestazione e avevano una data di parto prevista tra maggio 2012 e luglio 2013. I loro figli sono stati seguiti a 6, 9, 12, 18, 24, 36, 48 e 72 mesi di età. Il tempo davanti allo schermo dei bambini è stato classificato in 3 gruppi all’età di 6 mesi: continuo basso (cioè, quantità stabile di tempo davanti allo schermo), aumento tardivo (cioè, forte aumento del tempo davanti allo schermo all’età di 36 mesi) e aumento precoce (cioè, grande quantità di tempo sullo schermo nelle fasi iniziali che è rimasto stabile dopo i 36 mesi di età).

Lo sviluppo cognitivo è stato valutato da personale di ricerca appositamente formato in una clinica di ricerca. Di 262 coppie madre-figlio idonee, 152 diadi avevano dati completi su tutte le variabili di interesse e sono state incluse nelle analisi. I dati sono stati analizzati da settembre 2019 a novembre 2021.

Con l’attuale pervasività dei prodotti digitali – scrivono gli autori dell’indagine – i risultati dello studio possono aiutare a incoraggiare i genitori a essere consapevoli dell’importanza sia dell’età di inizio sia della durata dell’esposizione agli schermi nella prima infanzia”.

I test eseguiti alla fine del periodo hanno mostrato che, rispetto ai bambini che facevano un uso moderato di dispositivi elettronici, entrambi i gruppi a elevato consumo mostravano peggiori abilità intellettuali, calcolati rispettivamente in -8,23% e -6,68%, con tanto r ischio aumentato al 2% di eventuali difficoltà psicologiche e comportamentali, attenzione e iperattività. Come al solito: in medio stat virtus: far usare un dispositivo a un bambino significa fargli vivere il suo tempo, ma il troppo storpia. Sempre.