Come gestire la dipendenza da smartphone

Senza quasi rendercene conto il telefonino è diventato lo strumento per soddisfare il bisogno di controllare le proprie ansie. Oggi il cellulare favorisce la violazione degli spazi personali propri ed altrui.

La dipendenza dai telefonini e da internet non è diversa dalle altre dipendenze ed assuefazioni. Essa può essere controllata attraverso alcuni passi:

  1. Prendere in mano la situazione, ma in modo gentile. Se ci si rende conto che la pulsione ad utilizzare il cellulare, il computer e i vari dispositivi portatili comincia a prendere il sopravvento, proviamo a portare noi stessi con gentilezza verso una maggiore comprensione della nostra assuefazione e verso una maggiore padronanza delle nostre azioni. Siccome adottare un atteggiamento rigido è controproducente, proviamo a fare a meno del nostro smartphone  per poco tempo il primo giorno (ad esempio dieci minuti) e aumentando di cinque minuti ogni giorno.
  2. Svolgere delle attività piacevoli non connesse all’uso del cellulare, come passeggiare all’aria aperta, o guardare un film, oppure trovare degli spazi, da soli o in compagnia dei nostri cari,  in cui ci sentiamo vitali in modo da rieducarci per gradi ad una condizione di non essere costantemente connessi o reperibili. Potrebbe essere utile scegliere una stanza a casa propria in cui decidiamo di non portare con noi il cellulare ed in cui ci dedichiamo completamente a qualche altra attività, come ad esempio, leggere un libro, fare esercizio fisico.
  3. Programmare i momenti in cui saremo connessi. Se ci rendiamo conto che il nostro bisogno di essere connessi è eccessivo,  programmiamo uno o due momenti durante la giornata, come ad esempio durante la pausa pranzo e la sera dopo cena, in cui concentreremo tutte le attività on line.  
  4. Trovare un ambiente che fornisca un sostegno per la crescita, come ad esempio facendo un percorso di counseling o psicoterapeutico. Infatti, anche  se siamo molto disciplinati, da soli non possiamo farcela. Senza questo sostegno perdiamo l’intensità necessaria ed il nostro comportamento di assuefazione si impone. Il nostro bambino interiore non ha risorse per affrontare la solitudine e la mancanza di significato, però possiamo farlo se siamo guidati e sostenuti da chi ha trovato la saggezza ed il coraggio di attraversare le paure prima di noi, lasciando che quello spazio si manifestasse.
  5. Praticare la meditazione quotidianamente. La meditazione è una via per riconnettersi con l’armonia dell’esistenza. La pratica di una tecnica meditativa lentamente ci insegna a rilassarci, perché crea uno spazio sempre maggiore dentro di noi ed un maggior distacco dalle tensioni dovute alle pressioni esterne e ai nostri conflitti interiori. Le sensazioni, le intuizioni e la pace interiore che la meditazione può apportare sono immense. Secondo il dott. Thomas Trobe, psichiatra e conduttore di gruppi di crescita, se vogliamo sentirci veramente bene con noi stessi è necessario che si sviluppi uno spazio interiore che ci permetta di lasciare che le assuefazioni cadano da sole e questo accade soltanto con la pratica della meditazione.

 Se vogliamo scoprire quante volte al giorno facciamo uso dello smartphone, da qualche mese questo è possibile grazie all’applicazione “Checky”, che è stata pensata proprio per darci un’idea di quanto spesso usiamo lo smartphone e creare più consapevolezza in fatto di “smartphone-addiction”. L’applicazione è stata rilasciata da Calm.com, azienda che ha già creato un’applicazione che aiuta gli utenti a prendersi un momento di relax dalla frenesia e iper-connessione della vita contemporanea, fornendo anche un supporto per la pratica della meditazione.

Come dimostrano diversi studi il telefonino è diventato uno strumento tecnologico di sempre maggiore utilizzo, verso il quale si può sviluppare una vera e propria forma di dipendenza, infatti aumentano sempre di più i casi di quella che viene definita “nomofobia” o anche “cellular-addiction”  (o smartphone-addiction).

Il termine “nomofobia”, formato col suffisso “fobia” ed un prefisso inglese abbreviazione di no-mobile, è stato coniato, in occasione di uno studio commissionato a YouGov (un qualificato ente di ricerca britannico), da Stewart Fox-Mills, responsabile del settore telefonia di Post Office Ltd, un ramo delle poste del Regno Unito.

Nomofobia si riferisce ad una condizione di forte ansia e di paura di rimanere senza connessione, senza telefonino e di non poter accedere alla rete in ogni momento, non potendo più essere in contatto con gli altri e col mondo.

Dietro a questa paura si nasconde una ferita da abbandono e la paura della solitudine e del vuoto, che si può presentare come un’eccessiva forma di attaccamento alle nuove tecnologie, sfociando a volte in una vera e propria forma di dipendenza.


Generalmente si parla di “cellular-addiction” (dipendenza da cellulare) o “Nomofobia”, quando

  1.  il traffico telefonico quotidiano di un individuo, costituito da chiamate e sms sia in entrata che in uscita, ammonta più o meno a 300 contatti
  2.  quando sono presenti lunghe conversazioni, o un numero elevato di comunicazioni giornaliere con poche persone
  3. quando l’uso eccessivo è dato dall’utilizzo di altre funzioni presenti nel cellulare

Ecco i sintomi della “dipendenza da telefonino”

  • La maggior parte del proprio tempo viene dedicata ad attività collegate all’uso dello smartphone (telefonate, sms, giochi, navigazione in internet, uso di camere, videocamere), svolte in modo esclusivo o in concomitanza con altre attività;
  • Acquisto continuo di nuovi modelli di cellulare, spendendo elevate somme di denaro per avere un modello sempre all’avanguardia e con le funzioni più innovative;
  • Sintomi fisici collegati all’abuso del telefonino, come ad esempio: mal di testa, vertigini, dolori al viso o all’orecchio;
  • Eccessivo affetto verso il cellulare che viene espresso con la resistenza ad allontanarsene anche temporaneamente;
  • Uso del telefonino come strumento per soddisfare bisogni affettivi e relazionali, come protezione nell’entrare in contatto con gli altri, o come principale mezzo per comunicare con gli altri;
  • Sperimentazione di stati di ansia, mancanza, o tristezza se il telefonino è scarico o se non funziona;
  • Utilizzo del telefonino come strumento di controllo nelle relazioni sentimentali e affettive;
  •  Incapacità di mantenere dei periodi di silenzio o di assenza di contatto e di comunicazione con qualcuno;
  • Tendenza ad utilizzare il telefonino per tenere sotto controllo alcune paure, come ad esempio quella della solitudine, insicurezze o crisi d’ansia;
  • Abitudine di mantenere il dispositivo acceso anche di notte per controllare l’arrivo di short message o di chiamate.

La dipendenza dal telefonino si associa spesso ad altre dipendenze, come ad esempio la sindrome da shopping e la dipendenza affettiva, la videomania e la “sindrome del Selfie”, le quali possono manifestarsi come acquisti compulsivi nel settore della telefonia (telefonini, accessori e offerte telefoniche).

Il telefonino può venire utilizzato per assecondare comportamenti di dipendenza affettiva, come il controllo nei confronti delle persone amate ed il continuo contatto e per mascherare un vuoto, o  attraverso l’utilizzo compulsivo di videogiochi presenti tra le funzioni del telefonino stesso.

La  psicologa e psicoterapeuta Michela Romano, del Centro Medico Santagostino di Milano, spiega che le conseguenze di tale dipendenza comportano il rischio di un ritiro dal rapporto con il mondo e l’isolamento e di disimparare a trasmettere le proprie emozioni agli altri in modo adeguato tramite la comunicazione verbale e ad usare la mente per immaginare l’altro e il mondo.

Secondo la psicoterapeuta, il mondo dei giovani è il più a rischio di sviluppare un utilizzo patologico dei cellulari; si deve cercare, quindi, di fare un lavoro di prevenzione e di educazione. Le persone che si rendono conto di avere nei confronti del telefonino una vera e propria dipendenza dovrebbero gradualmente ridurne l’uso cominciando da qualche ora ogni giorno per acquisire una sempre maggiore tolleranza dell’attesa e magari comprendere, attraverso un programma terapeutico, i problemi che hanno innescato tale dipendenza. 
Lo sviluppo del mercato della telefonia mobile ha dato il via ad importanti trasformazioni che riguardano le funzioni sociali e psicologiche che il telefonino attualmente assolve e che sono diventate molteplici rispetto  all’inizio, quando il cellulare era uno strumento che aveva semplicemente la funzione di rendere rintracciabili in tempo reale utenti come, ad esempio,  medici,  tecnici, o rappresentanti.

Insieme all’aumento delle funzioni tecniche del telefonino sono mutate anche le sue funzioni sociali e psicologiche, al punto che oggi il cellulare è diventato uno strumento indispensabile che organizza e gestisce quasi ogni ambito della vita: il lavoro, grazie all’utilizzo di agende, sveglie, rubriche e orologio; il tempo libero, grazie ai giochi, alle fotocamere e videocamere.

Senza quasi rendercene conto, ad un certo punto il telefonino è diventato lo strumento per soddisfare un bisogno comune di essere vicini ai propri cari e di controllare le proprie ansie che emergono nel rapportarsi con i propri cari, amanti ed amici cambiando radicalmente le relazioni quotidiane. Oggi il cellulare favorisce  e moltiplica sia le occasioni di intimità, sia la violazione degli spazi personali propri ed altrui.

Il telefonino è quindi una modalità di comunicazione che si basa sulla velocità e facilità nel contattare e relazionarsi con un’altra persona, ma che presenta dei rischi, in particolare per i ragazzi e per le persone che tendono a sviluppare dipendenze psicologiche e per quelle che sono già assuefatte dalla propria attività lavorativa.

Oltre alla sua funzione specifica di strumento di comunicazione, lo smartphone ha oggi nuove funzioni, sia sociali che psicologiche:

  • Essere la soluzione ad un problema personale che riguarda le proprie insicurezze, come la paura del rifiuto, svolgendo la funzione di sostegno ed azzerando la distanza nella comunicazione e nelle relazioni. Tramite questo dispositivo si può infatti contattare gli altri proteggendosi dal disagio emotivo di un contatto diretto. In particolar modo gli adolescenti utilizzano lo smartphone e le varie applicazioni ad esso connesse per affrontare la propria insicurezza nel relazionarsi, soprattutto nella fase iniziale di conoscenza. Un rischio dell’abuso del telefonino come mediatore nelle relazioni è che, invece di fungere da sostegno per superare le difficoltà di confronto con gli altri, il cellulare diventi uno strumento per controllare le relazioni, per cui il dispositivo andrebbe a sostituire la comunicazione reale tra due persone. In questo caso lo strumento tecnico finirebbe per sostituirsi alla realtà alimentando nell’utente l’illusione di avere un contatto vero e intimo con l’interlocutore. Un altro fattore-rischio, collegato a questa modalità d’utilizzo e che il contatto virtuale favorisce, è legato all’idealizzazione nei confronti dell’altro, a causa delle proiezioni psicologiche basate su comunicazioni costruite mentalmente e non spontanee.

·         Farci sentire vicini in modo costante alle persone care, coprendo l’ansia e la distanza che ci separa gli uni dagli altri. I genitori usano il telefonino per soddisfare il proprio bisogno di restare in contatto con i propri figli, ma molti di essi lo utilizzano anche per controllarli, trasformandolo in un guinzaglio tecnologico. Purtroppo, l’abuso di contatti virtuali nella sfera delle relazioni emozionali incrementa una già presente frammentazione e sconnessione dal corpo fisico, indispensabile mezzo di contatto nelle relazioni interpersonali. Inoltre stanno diventando sempre meno frequenti le condivisioni fatte in presenza dell’altro, le quali potrebbero portare a comprensioni importanti da parte di entrambe le parti. La facilità con cui, grazie al telefonino, ci si può allontanare dall’interlocutore o si chiudono le relazioni e quella con cui si può contattare e avvicinare un’altra persona, velocizza in modo innaturale i processi di distacco emotivo che necessiterebbero invece di tempi più lunghi.

·         Svolgere la funzione psicologica di “ansiolitico multimediale”. Lo strumento tecnico, che ha la capacità di riempire i propri buchi emotivi, essendo sempre a portata di mano, può causare dipendenza grazie alla sua capacità di diventare un surrogato della presenza di un essere umano. L’investimento affettivo che viene effettuato sul cellulare potrebbe provocare nell’utente un attacco di ansia nel caso in cui il dispositivo dovesse malauguratamente esaurire la carica, o guastarsi, o essere dimenticato a casa, privandolo dell’unico modo di entrare in relazione. 

·         Mantenere gli altri e la realtà costantemente presenti.  Una conseguenza di questa funzione del cellulare è che l’altro non viene mai sperimentato come assenti, causando  l’impossibilità di vivere la dimensione della separazione, esperienza fondamentale per la costruzione della propria identità; Infatti la capacità di stabilire dei confini e di vivere la propria solitudine è la base per acquisire la competenza di entrare in contatto. La comunicazione tramite il telefonino, inoltre, non stimola la capacità di rinvio della gratificazione, né la creatività che si svilupperebbe grazie al vuoto che si crea con la solitudine e l’attesa. Il prezzo di tutto ciò consiste nell’incapacità di sostenere la lontananza e il distacco e di sperimentarli come spazi in cui è possibile coltivare la fantasia e le immagini interiori.