Tim Berners Lee, inventore del Web, chiede che Internet diventi accessibile a tutti

Il fondatore del World Wide Web Foundation per promuovere la Rete aperta come bene pubblico e diritto fondamentale, ha partecipato alla campagna pubblicitaria della Tim devolvendo il compenso a favore della ricerca.

 L’ingegnere informatico Tim Berners-Lee, fondatore nel 2009 del World Wide Web Foundation per promuovere la Rete aperta come bene pubblico e diritto fondamentale, ha partecipato alla campagna pubblicitaria della Tim devolvendo il compenso a favore della ricerca.

La presentazione dell’istituzione no-profit è la seguente: “Stiamo costruendo un futuro in cui il web consenta a tutti, ovunque, di partecipare alla costruzione di un mondo più giusto”.

In un’intervista su Repubblica l’inventore del Web ha dichiarato di avere come obiettivo quello di parlare con il Presidente del Consiglio Renzi di open data ed ha spiegato che la Rai dovrebbe avere come missione la digitalizzazione dei cittadini italiani.

Tim Berners-Lee dichiara che bisognerebbe creare una “costituzione globale”, ossia una specie di documento che riguarda il web che vogliamo, in modo che gli italiani diventino promotori di una “Magna Carta” sostenuta dai governi, istituzioni ed aziende.

L’ingegnere informatico afferma che non ci potrà mai essere una sana democrazia e governi trasparenti, né accesso alla sanità, comunità connesse e diversità culturale, finché non esisterà una Rete aperta e neutrale e non avremo tutto questo se rimarremo senza far niente.

Tim Berners-Lee si è laureato alla Oxford University ed oggi è insegnante di Ingegneria al Massachusetts Institute of Technology e professore aggiunto nel Dipartimento di Ingegneria Elettrica e Scienze Informatiche al Csail. L’inventore è anche insegnante di Scienze Elettroniche ed Informatiche all’Università di Southampton, Direttore del World Wide Web Consortium, autore di “Weaving the Web” e di diverse altre pubblicazioni.

In un documento del 1990 l’ingegnereTim Berners-Lee ha descritto quello che sarebbe diventato il web; egli proponeva, infatti, una serie di tecnologie che avrebbero reso in poco tempo Internet accessibile ed utile a tutti ed ha spiegato le 3 tecnologie fondamentali che sono ancora oggi il fondamento del web: html, url e http.

Tim Berners-Lee ha coniato il nome di World Wide Web (W.W.W), ha scritto il primo server per il World Wide Web, httpd, e il primo client (un browser e un editor), WorldWideWeb, nell’ottobre del 1990.  Ha scritto inoltre la prima versione del linguaggio di formattazione di documenti con capacità di collegamenti ipertestuali, conosciuto come HTML.

Alla fine del 1990, la prima pagina web era online e nel 1991 e nell’aprile del 1993, il Cern annunciò che la tecnologia sarebbe stata disponibile per tutti senza diritti di utilizzo. Da allora il Web sta diventando il mezzo di comunicazione più potente del globo e lo scopo della Web Foundation è di espanderne la diffusione in modo considerevole, perché ad oggi solo un terzo della popolazione mondiale ha accesso al web.

Internet ha trasformato il modo in cui leggiamo, facciamo acquisti o vendiamo, impariamo una lingua e insegniamo, informiamo e carpiamo informazioni, in cui condividiamo, ci incontriamo e creiamo relazioni.

Nelle pagine della sua ultima idea, il “Web Index” della WWW Foundation, Berners-Lee ci fa capire che a 25 anni dalla sua nascita “ci troviamo a un bivio: tra un Web ‘per tutti’, che rinforza la democrazia e fornisce a tutti le stesse opportunità, e un Web in cui ‘il vincitore piglia tutto’, aumentando così ulteriormente la concentrazione di potere economico e politico in capo a pochi soggetti”.

Buona parte di quel potere risiede negli algoritmi che i ‘pochi’ usano per indicizzare le nostre ricerche con Google, ad esempio, o guidarci nelle scelte di consumo (come Amazon), o decidere a quali contenuti dovremmo essere esposti (ad esempio Facebook).

L’ingegnere spiega al quotidiano Espresso che “gli algoritmi sono i mattoni dell’intelligenza artificiale e sono ciò che ci aiutano ad orientarci nel traffico, ottenere una traduzione di cui abbiamo bisogno, oppure quando ci rechiamo all’ospedale, o diagnosticarci problemi di salute. Insomma, molti algoritmi hanno un immenso valore per noi tutti. Ciò che preoccupa è che grossi soggetti privati gestiscano gran parte delle nostre vite, perché la motivazione di questi colossi, in un sistema capitalista, è egoistica: massimizzare i propri risultati. E perché un’azienda con così tanto potere dovrebbe servire l’interesse degli utenti? Nel caso tuttavia in cui gli algoritmi di un’azienda non fornissero più all’utente informazioni utili sul mondo, ma solo su certi prodotti”.