Entro il 2050, gli Stati Uniti saranno alimentati interamente da energie rinnovabili. Purtroppo si tratta solo di una ipotesi lanciata dall’Università di Stanford che ha analizzato l’eventuale ricaduta in termini di posti di lavoro e ambiente.
Lo studio ha analizzato le fonti rinnovabili a disposizione per ognuno dei 50 stati, considerando le attuali tecnologie energetiche e i potenziali costi.
Secondo lo studio, sarebbe possibile fornire energia pulita a tutto il paese entro il 2050, sfruttando le possibilità di ogni singolo paese.
Per raggiungere questo straordinario progetti, ogni stato dovrebbe impiegare appena lo 0,5% della propria superficie, da coprire per lo più con turbine eoliche e impianti fotovoltaici e solari a concentrazione. Una svolta green che attualmente è ben supportata dai grossi investimenti di Apple, Google, Facebook e Microsft tra i più attivi.
La disponibilità di energie rinnovabili è variegata e completa: si passa dalla geotermia, a disposizione di 13 stati su 50, alla potenza solare e fotovoltaica su larga scatal per 14 stati, senza contare i milioni di tetti potenzialmente convertibili a impianti fotovoltaici. Il vento è poi disponibile sostanzialmente in quasi tutti e 50 gli stati della federazione.
Con questo mix energetico, al quale vanno aggiunte le attuali centrali idroelettriche, tra le quali la più grande al mondo ovvero la diga Hoover, realizzata nel 1935 e che produce da sola 4200 GWh/anno di energia, si potrebbero creare enormi benefici al paese.
Prima di tutto la salute: la svolta green energetica permetterebbe di ridurre notevolmente l’inquinamento e salvare cosi la vita ad almeno 63 mila vite ogni anno, visto che potrebbero essere dismesse le tante centrali a carbone, quelle nucleari e quelle basate su petrolio e gas.
In secondo luogo il lavoro: le fonti fossili non generano posti di lavoro, visto che il grosso della spesa è proprio nei carburanti. Le fonti rinnovabili, invece, assorbono molte risorse umane, permettendo cosi al paese di rilanciare il lavoro senza problemi. Si parla di almeno 1,5 milioni di posti di lavoro.
Terzo, ma non meno importante, la questione costi e indipendenza energetica, tanto cara agli Stati Uniti.
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