SpaceX svela data e mete del 13esimo lancio della Starship: ecco i dettagli

Una finestra di metà luglio, il respiro del Golfo e un razzo che sembra uscito da un racconto di frontiera: il prossimo capitolo di Starship arriva con passi misurati, promesse concrete e quell’attesa che fa scorrere più veloci le notti d’estate.

C’è un rituale che si ripete. La spiaggia di Boca Chica che si svuota, i telefoni puntati verso la torre, un mormorio che cresce. La Starship non è solo un razzo: è un promemoria di quanto possiamo osare quando proviamo, sbagliamo, riproviamo. SpaceX la tratta così. Con iterazioni rapide. Con obiettivi chiari. Con pazienza ostinata.

Un veicolo enorme

Parliamo di un veicolo enorme. 121 metri di altezza. 9 metri di diametro. Il booster Super Heavy spinge con circa 74 meganewton di forza. I motori Raptor bevono metano e ossigeno liquidi, come una fabbrica mobile che trasforma criogenia in spinta. Non serve capire i dettagli tecnici per cogliere il quadro: qui si testa il riutilizzo, qui si cercano costi più bassi e frequenze di volo più alte.

Negli ultimi test, l’azienda ha mostrato progressi tangibili: separazione a hot-staging più pulita, scudo termico più resistente, controllo del rientro più fluido. Non tutto è andato liscio. È normale. L’idea è imparare in fretta. E tornare in rampa prima che l’euforia scemi.

La data che conta

Il tredicesimo lancio è in calendario per il 16 luglio, che in Italia significa notte tra il 16 e il 17. L’orario preciso non è stato comunicato al momento della stesura. Come sempre, la finestra può muoversi per meteo, sistemi o questioni di range. La partenza resta prevista da Starbase, in Texas, con tutte le autorizzazioni di routine richieste dai regolatori competenti.

Chi segue le dirette lo sa: la timeline è severa. Caricamento dei propellenti. Pressurizzazioni. Ultimi “go/no-go”. Poi il decollo. La parte spettacolare dura pochi minuti, ma la sostanza sta dopo: guida, telemetria, rientro.

Cosa vuole provare SpaceX questa volta

Gli obiettivi del volo 13 restano in linea con il dodicesimo test. Niente tentativo di cattura del booster con le “bacchette” della torre. Non ancora. SpaceX punta a una sequenza pulita: ascesa nominale, separazione ordinata, profilo di rientro controllato per entrambi gli stadi e ammaraggio in mare aperto. Il booster dovrebbe concludere con uno splashdown guidato. La nave superiore cercherà un rientro stabile, utile a stressare lo scudo termico, validare le superfici di controllo e raccogliere dati su vibrazioni e temperature. Alcuni dettagli fini, come manovre secondarie o riaccensioni specifiche, non sono stati resi pubblici.

Cosa cambia allora, se “non cattura”? Cambiano i margini. Con un profilo più prudente, si misura meglio ogni nodo: protezione termica, tenuta dei flap, qualità delle accensioni, precisione del puntamento. Ogni pacchetto di dati riduce incertezza e aumenta confidenza. È il modo più corto per arrivare, più avanti, a tentare davvero la presa in torre senza trasformare il coraggio in azzardo.

Numeri e rituali a parte, resta una dimensione umana. C’è chi si mette la sveglia alle tre, chi prepara il caffè doppio, chi guarda con i figli e inventa storie sui razzi che tornano a casa. È un patto implicito: tu lanci, io guardo, e insieme facciamo pratica con il futuro.

Se tutto scorrerà come deve, la tredicesima missione non sarà “quella definitiva”. Sarà “quella utile”. E, a volte, è esattamente ciò che serve. Intanto, sotto il cielo caldo di luglio, la torre resta immobile. Poi, all’improvviso, vibra. E noi, da lontano, sentiamo già il metallo che parla. Che forma prenderà la sua voce questa volta?

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