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Non solo cellulari

Smart working e pigiama stanno bene insieme

Published by
Raffaele Pigneri

Nessun calo della produttività per chi affronta lo smart working in pigiama. La ricerca australiana segnala però un deterioramento della salute mentale, oltre a svelare tanti curiosi aneddoti sul lavoro da remoto.

Smartworking, giacca e cravatta non sono più indispensabili (Foto Pixabay,com)

Della serie: lo dicevo, io! Secondo uno studio australiano lavorare in pigiama non pregiudica la produttività. Una ricerca congiunta del Woolcock Institute of Medical Research, la University of Technology di Sydney e l’Università di Sydney ha tratto un primo bilancio sullo smart working a quasi un anno dall’inizio della pandemia da Covid-19.

Il 41% degli intervistati ha detto di aver addirittura aumentato la produttività durante le ore di lavoro in pigiama. Secondo i risultati della ricerca, tuttavia, il non indossare i propri indumenti “pubblici” avrebbe avuto un effetto deleterio sulla salute mentale degli smartworkers. Lo ha assicurato il 59% dei partecipanti alla ricerca a cui almeno una volta a settimana capita di rimanere tutto il giorno in pigiama.

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Lo Smartworking in pigiama e altre storie: ecco cos’altro sappiamo di noi dopo quasi un anno di lavoro da remoto

Le “particolarità” del lavoro da casa (Pixabay.com)

Che si tratti di semplice stress o di depressione, il fenomeno avrebbe a che fare con una crescente convinzione degli scienziati: che esista, cioè, una correlazione tra quello che indossiamo e il benessere del nostro sistema nervoso. “Lo abbiamo osservato sui pazienti degli ospedali – spiega lo studio -. Indossare i vestiti di tutti i giorni può ridurre i livelli di depressione“.

Altri curiosi risultati sulla modalità di lavoro da remoto: ancora più dell’abbigliamento, sono i nostri familiari a determinare il nostro livello di efficienza lavorativa. Specie i bambini in età da scuola materna e quelli che vanno alle elementari. Fra i vari aneddoti raccolti dallo studio (alcuni dei quali riguardanti il “comportamento colorito di certi conviventi non adatto ad essere pubblicato”) viene segnalato il sonnambulismo come fattore di disturbo, la cucina come ufficio, con un 3% di smartworkers che ha confessato di lavorare dal proprio bagno. E siamo pronti a scommettere che siano molti di più.

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Raffaele Pigneri

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