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Lavoro, il limite più grande della nuova generazione (che rappresenta un problema)

Published by
Enrico Del Sero

I lavoratori della Generazione Z hanno sicuramente tanti vantaggi rispetto a chi li ha preceduti, ma sul fronte del lavoro scontano un grave limite. 

In un certo senso, i lavoratori della Generazione Z prosperano nel nuovo mondo del lavoro. Vi sono entrati in un momento in cui la flessibilità è all’ordine del giorno, la comunicazione digitale è onnipresente e i dipendenti hanno la possibilità di chiedere alle aziende ciò che vogliono. Ma non è tutto oro quel che luccica. Il problema è che, avendo conosciuto solo ambienti di lavoro virtuali, molti giovani non sono esposti a quel set di regole che preparano un lavoratore a scalare la vetta del successo.

La generazione del lavoro a distanza perde tutto quel patrimonio di conoscenze e competenze che si trasmette fisicamente da collega a collega (Cellulari.it)

Alcuni esperti temono che gli accordi di lavoro a distanza e ibridi stiano già lasciando indietro alcuni di loro proprio all’inizio della carriera. Molte di queste preoccupazioni ruotano attorno all’assenza di beni immateriali sul posto di lavoro: la mancanza di conversazioni casuali e osservazioni informali che tradizionalmente insegnano ai giovani come muoversi. In ambienti virtuali, i lavoratori entry-level stiano perdendo la possibilità di raccogliere quei segnali vitali che indirizzano il comportamento, la collaborazione e il networking.

La marcia in meno della Generazione Z sul lavoro

“Tutto si basa sulla comunicazione”, spiega Helen Hughes, professoressa presso la Leeds University Business School, nel Regno Unito. “Serve per capire le regole, i valori e il galateo: chi è la persona da chiamare? Come deve essere contattata? Qualcuno è off limits?”. Una volta questo tipo di domande riceveva una risposta tempestiva in contesti face-to-face, anche solo con il linguaggio del corpo. “Il confronto sociale è più difficile in un ambiente remoto o ibrido: non puoi vedere tutti intorno a te e avere un’idea della situazione“, afferma Hughes.

La grande sofferenza sul lavoro per la Generazione Z (Cellulari.it)

Tutto ciò, continua Hughes, rende anche le attività lavorative banali più difficili da portare a termine. “I problemi di comunicazione sono facili in un ambiente virtuale; ad esempio, fraintendere il tono di un’e-mail. Può esserci una mancanza di comprensione su quando organizzare una riunione, se è opportuno aspettare e stilare un elenco di domande o fissare una call ogni volta che è necessario qualcosa”. Senza essere in grado di raccogliere segnali comportamentali dai colleghi in ufficio, i giovani dipendenti possono avere difficoltà a trovare il giusto equilibrio tra apparire troppo ansiosi o pigri. “In un ambiente ibrido o remoto, può essere troppo facile uscire dal radar e scoprire che il proprio lavoro passa inosservato”, sottolinea Hughes.

Il risultato è che molti lavoratori all’inizio della carriera danno la priorità all’impressione che fanno sul lavoro, portando a comportamenti come la procrastinazione, piuttosto che alle effettive prestazioni lavorative. “Potrebbero fare troppe domande per sembrare entusiasti, oppure non chiedere nulla perché sono preoccupati di come verranno percepiti dai colleghi”. In definitiva, afferma James Bailey, professore presso la George Washington University School of Business, gli incontri casuali con i colleghi aiutano a creare fiducia, promuovendo un ambiente di responsabilità e innovazione. “La serendipity è una parte importante della vita d’ufficio che non può essere replicata online”, afferma. “Alcune delle nostre migliori idee provengono da chiacchierate informali con i colleghi: se vuoi replicare quelle conversazioni casuali su Zoom, devi fissare un appuntamento nel calendario di qualcuno”.

Secondo Bailey, il risultato di tutto ciò è che molti lavoratori della Gen Z potrebbero non avere le qualità di leadership necessarie per il futuro. “Magari non avranno difficoltà a eseguire un compito specifico in modo indipendente, ma potrebbero restare con con competenze interfunzionali sottosviluppate, e sono quelle che servono per avere una visione strategica di un’intera organizzazione: il ruolo di un leader”. Una mancanza di apprendimento per osmosi di cui i lavoratori a distanza potrebbero rendersi conto solo quando sarà troppo tardi.

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Enrico Del Sero

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