La Legge sulla Concorrenza tassa Google news ma favorisce gli utenti telefonici

Oggi il Consiglio dei Ministri discute le nuove misure relative alla legge sulla Concorrenza. In base a quanto riportato da La Repubblica saranno eliminati i costi per chi lascia il proprio operatore telefonico, internet e tv

Oggi, 20 febbraio 2015, il Consiglio dei Ministri discute le nuove misure relative alla legge sulla Concorrenza. In base a quanto riportato da La Repubblica, nel disegno di legge sulla Concorrenza  sarà effettuato un giro di vite da parte del governo italiano per quanto concerne il diritto d’autore per tutti gli aggregatori di notizie. Inoltre dovrebbero venire eliminati i costi per chi lascia il proprio operatore telefonico, internet e televisivo.

Il disegno di legge sulla concorrenza che sarà portato domani in Consiglio dei Ministri contiene quella che viene definita “link tax”, sul modello spagnolo, cioè l’obbligo di pagare un compenso agli editori per ogni news o articolo indicizzato a carico degli aggregatori di notizie, tipo Google News e altri.

La misura prevede per gli operatori Internet l’obbligo di raggiungere un accordo commerciale con gli editori, pena l’apertura di un contenzioso.

La tassa riguarda l’indicizzazione degli articoli, il titolo e un estratto dell’introduzione o del contenuto degli stessi.

La tassa imposta a Google News non sta funzionando in Germania e neanche in Spagna; in Germania l’ editore Springer è stato costretto a re-includere alcune testate su Google News per disperazione, mentre in Spagna Google news ha chiuso il servizio lo scorso dicenbre, dopo la pubblicazione da parte del governo spagnolo di una legge simile a quella che vorrebbe approvare domani il Governo italiano. La mossa effettuata in Spagna da parte dell’azienda di Mountain View ha provocato una diminuzione tra il 10 ed il 15 per cento del traffico verso i siti di notizie.

Ad oggi La Repubblica riporta che la procedura dovrebbe prevedere l’apertura di un contenzioso presso l’AGCOM, o presso il dipartimento dell’editoria di Palazzo Chigi, in caso di mancato accordo sui compensi tra Google e gli editori, ma si spera che il dibattito online possa contribuire a rettificare o rinviare le nuove misure.

I ministri di  Palazzo Chigi spiegano che “non sarà una norma anti Google” e su questo molti sono d’accordo, visto l’effetto-boomerang che negli altri due Paesi europei il provvedimento nei confronti di Google è rimbalzato pesantemente sugli editori.

Repubblica.it ha riportato che c’è anche un’importante modifica del decreto Bersani sulle liberalizzazioni, che riguarda i costi di recesso dal proprio operatore telefonico, internet e televisivo, con l’intenzione di abolire i vincoli in fatto di cambio operatore.

Bersani eliminava le penali  che l’operatore applicava sull’utente che disdiceva il contratto, riuscendo a ridurre i costi di recesso che fino al 2007 ammontavano anche a centinaia di euro e che attualmente corrispondono a circa 40 euro per la telefonia. 

L’articolo contenuto nella legge sulla Concorrenza eliminerebbe ogni costo di recesso, compresi quelli “giustificati dai costi dell’operatore”, ma alcune fonti  ritengono che il provvedimento sarà ridiscusso a causa della posizione ora troppo radicale per poter essere approvato. 

Effettivamente per la gestione tecnica e amministrativa del distacco dell’utente, gli operatori sostengono un determinato costo. Il Governo però è chiaro su questo punto: vuole ridurre al minimo possibile la spesa a carico degli utenti, perciò i costi di recesso scenderanno ulteriormente.