La società Infratel, del Ministero dello Sviluppo economico, mette a disposizione degli utenti i dati sull’Internet veloce, creando una piattaforma che permette di monitorare i lavori per estendere la banda larga a tutta l’Italia e l’utilizzo dei fondi pubblici.
Infratel è una società italiana che opera nel settore delle telecomunicazioni ed attiva nella progettazione, costruzione e manutenzione di reti di telecomunicazioni in fibra ottica per l’accesso ad Internet tramite connessione a banda larga ed ultra larga.
Leggendo le informazioni relative alla situazione generale che sono presenti sul sito di Infratel si può notare che l’Italia è al passo con l’Europa solo nella fascia dai 2 ai 20 Mb di velocità di connessione, mentre per quanto concerne i 30 Mb, può usufruirne solo il 22, 3 % degli italiani, contro il 64% degli abitanti degli altri Paesi europei; invece riguardo ai 100 Mb si passa al 2,4% dell’Italia contro il 6% del resto d’Europa. Questi dati sono ben diversi rispetto agli obiettivi che sono stati fissati dal Piano nazionale del governo, il quale ha previsto che entro il 2020 il 100% dei cittadini dovrebbe poter navigare a 30 Mb e l’85% a 100 Mb, se ci saranno investimenti anche da parte dei privati.
Secondo Infratel “la velocità di connessione delle reti italiane è fra le più basse d’Europa a causa di condizioni orografiche spesso ostative, di una bassa domanda di servizi di connettività e di ridotti investimenti privati. La mano pubblica è quindi fondamentale per anticipare un mercato evitando così la creazione di divari digitali”.
Questa differenza nello sviluppo dei lavori dipende anche dalla concessione dei permessi e dai diversi tempi di risposta dell’ente pubblico. Anche qui troviamo una media nazionale di 136 giorni che diventano però 187 in Basilicata, 154 in Veneto e Sicilia, tranne nel Comune di Floresta in cui si arriva a ben 337 giorni di attesa. Il Lazio con il 38% è la Regione più avanzata per lo sviluppo della banda ultralarga, mentre la Valle d’Aosta ed il Molise sono ancora allo 0%.
Secondo l’analista, il governo non dedica energie all’agenda digitale “che continua ad avere una governance barocca con competenze sovrapposte”. Inoltre Masiero dice “basta con i funzionari pubblici” e che ci sarebbe bisogno di “uno Zar digitale che governi la politica verso le nuove tecnologie”.
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