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Ultrasuoni per sconfiggere il Covid: secondo uno studio del MIT è possibile

Published by
Raffaele Pigneri

Gli ultrasuoni sarebbero capaci di disintegrare il coronavirus che provoca il Covid. Una promettente ricerca dell’autorevole ateneo scandaglia nuove strategie di attacco alla malattia.

Danni riportati dal virus alle diverse frequenze (image from ars.els-cdn.com)

Usare gli ultrasuoni per disintegrare il Covid 19. Secondo un recentissimo studio condotto da ricercatori del MIT, sarebbe una strada percorribile. I test sono stati condotti da un pool di ingegneri capitanato da Tomasz Wierzbicki, ordinario di Meccanica Applicata presso il Dipartimento di Ingegneria Meccanica del prestigioso ateneo di Boston. I risultati vanno messi alla prova da esperti di altre discipline e naturalmente “esportati” in campo medico, ma il procedimento sembrerebbe davvero promettente.

A detta degli studiosi che hanno firmato l’esperimento, i risultati sono preliminari e basati su dati ancora troppo limitati. È impossibile, ad esempio, dire come gli ultrasuoni potrebbero essere somministrati ai pazienti, senza arrecare danni collaterali alle cellule sane. Né quanto sarebbero efficaci alla prova dei fatti, data “la complessità del nostro organismo”. Però una luce è stata gettata su una nuova strategia per combattere la pandemia che ha paralizzato il mondo da inizio 2020. Scopriamo qualche dettaglio in più del primo approccio “ingegneristico”  e meccanico alla lotta al Covid-19.

Ultrasuoni anti-Covid: le speranze e i dubbi di una strategia fin qui mai tentata

La capside collassa su se stessa sotto l’effetto degli ultrasuoni (image from ars.els-cdn.com)

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Wierzbicki e i suoi hanno svolto delle simulazioni computerizzate sui coronavirus, incluso il Sars-CoV-2, ovvero quello responsabile del Covid. In un set di laboratorio virtuale, gli ultrasuoni sono stati calibrati sullo stesso spettro di frequenze utilizzato dagli strumenti di diagnostica medica, ossia tra i 25 e i 100 megaherts. Dato che la frequenza naturale di vibrazione dei coronavirus in questione si aggira proprio intorno ai 100 MHz o poco più, l’attacco ha potuto dare gli esiti sperati alle frequenze più basse, sia in acqua che nell’aria, provocando in meno di un millisecondo il collasso delle proteine spike e della capside dei coronavirus.

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Durante i test, gli ingegneri del MIT hanno potuto osservare danni a guscio e alla corona. Non è dato sapere se anche l’RNA interno sia stato condizionato dagli ultrasuoni. Inoltre, bisogna capire se si tratta di danni irreversibili oppure se il virus è in grado di autoripararsi vanificando l’impiego delle vibrazioni. Fatte tutte queste precisazioni, l’auspicio del professor Wierzbicki e dei co-firmatari è che “Il paper rappresenti il punto di partenza di una discussione che coinvolga diverse discipline scientifiche“.

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Raffaele Pigneri

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