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Telegram Premium viola la privacy? Ecco come ha risposto Pavel Durov alle accuse

Published by
A. Roberto Finocchiaro

Pavel Durov risponde alle critiche rivolte da nazionalisti russi su presunte violazioni della privacy da parte della funzionalità voice-to-text di Telegram Premium

Telegram Premium ha sicuramente catalizzato l’attenzione generale della rete e come spesso accade in questi casi, il troppo rumore ha portato alla ribalta alcuni aspetti che stanno facendo discutere. Il servizio di abbonamento dell’app di messaggistica istantanea – in questo articolo vi abbiamo spiegato come acquistare Telegram Premium a 3.99 euro al mese – è stato infatti accusato in Russia di violare la privacy e a finire al centro della scena è la funzionalità voice-to-text, che permette appunto di trasformare un vocale in un testo audio.

Telegram Premium e la funzionalità voice-to-text (Unsplash)

Secondo alcuni, questa funzione, decisamente molto comoda in quei contesti in cui ci si trova nell’impossibilità di ascoltare i messaggi vocali, opererebbe in violazione della privacy dei dati, in quanto tali messaggi verrebbero inviati a Google per l’elaborazione e la conversione in testo scritto. A sollevare il polverone è stato l’utente russo snaker4, che ha notato l’inserimento di una clausola all’interno del servizio Telegram Premium rimandante appunto alla funzione voice-to-text (per l’appunto proposta come esclusiva del programma di abbonamento), la quale citerebbe esplicitamente il riferimento a Google, consociata di Alphabet.

Pavel Durov: “Google non ascolta i messaggi vocali trasformati in testo da voice-to-text”

La funzionalità voice-to-text di Telegram Premium non viola la privacy degli utenti (AdobeStock)

Questa notizia ha fatto storcere il naso agli utenti, considerata anche la natura “de-Googlizzata” di Telegram, proprio per questo apprezzata da moltissimi geek e non solo. Le accuse non hanno lasciato insensibile il fondatore di Telegram, Pavel Durov, che si è espresso con fermezza contro chi adombra sospetti di violazioni di privacy.

Durov ha voluto precisare che Telegram non condivide in alcun modo con Google i dati personali degli utenti, come ad esempio nomi, indirizzi IP e numeri di telefono. Secondo il fondatore della piattaforma, nessun dato viene inviato a terzi senza esplicito consenso da parte del titolare a cui l’informazione si riferisce. Durov continua spiegando che il flusso di dati audio inviati a Google per l’elaborazione resta anonimo e l’azienda non può utilizzare tali informazioni per nessuno dei suoi altri servizi, come pure per finalità pubblicitarie.

Questione archiviata, insomma, nonostante il polverone mediatico montato dai nazionalisti russi.

 

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A. Roberto Finocchiaro

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