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Elettronica

Storage 5D, la nanotecnologia al servizio di istituzioni e archivi nazionali

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Antonino Gallo

Un backup di file di 500 TeraByte? Sembra impossibile da concepire eppure c’è chi potrebbe aver bisogno di un hard disk, o comunque di un supporto, che possa contenere tutti questi dati. Difficilmente un utente privato avrà necessità di archiviare una tale mole di file e dati, ma ci sono istituzioni (come gli archivi nazionali) che invece potrebbero averne bisogno per i loro archivi.

La nanotecnologia utile per lo storage 5D (Adobe Stock)

In aiuto di questo tipo di supporti arrivano dunque il laser, il vetro e le nanotecnologie, utilizzati per costruire supporti per lo storage del futuro da un team della University of Southampton, secondo i cui ricercatori è possibile salvare appunto fino a 500 TB di dati su un supporto dalle dimensioni di un CD. La tecnica è stata battezzata 5D.

A spiegare come funziona questo tipo di tecnologia è il ricercatore e responsabile del progetto, Yuhao Lei.

Dataset sempre più grandi, servono sistemi più efficienti per lo storage

Dataset (Adobe Stock)

«Le persone e le organizzazioni stanno generando dataset sempre più grandi, manifestando il disperato bisogno di sistemi più efficienti per lo storage, con alta capacità, bassi consumi e ciclo vitale elevato – afferma Lei – A differenza delle tecnologie cloud, progettate principalmente per la conservazione temporanea delle informazioni, crediamo che lo storage 5D sul vetro possa tornare utile nel lungo periodo per il salvataggio di archivi nazionali, musei, biblioteche e realtà private».

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Questa tecnologia, denominata 5D, non è del tutto nuova. L’idea di impiegarla con finalità dello storage è stata menzionata già 5 anni fa in un articolo comparso sul web. Sempre la University of Southampton aveva sviluppato delle idee relative al 5D, per la realizzazione di memorie cosiddette eterne, che possano contenere quantità di dati inimmaginabili per essere poi tramandate alle generazioni future, mantenendosi inalterate nel tempo e senza deteriorarsi ad esempio ad alte temperature.

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Finora non era mai stato possibile realizzare supporti di questo genere, in primis per alcune problematiche di stampo tecnico che ne hanno rallentato lo sviluppo. Una di queste era la velocità di scrittura, estremamente lenta, ma adesso questo ostacolo sembra essere finalmente superato (anche se ci sono molti margini di miglioramento).

La velocità a cui si è arrivati ora è di 230 Kb al secondo, con scrittura di 500 TB in 60 giorni circa eseguendo l’operazione in parallelo. La tecnologia si chiama 5D in quanto cinque sono le “dimensioni” che la compongono: due sono quelle tipiche dello storage su CD, la terza è quella introdotta con i Blu-ray multi-layer, e ora si aggiungono la quarta e la quinta, legate a grandezza e orientamento della nanostruttura dentro al supporto, in questo caso il vetro.

 

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Antonino Gallo

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