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Secondo IAIC l'accesso ad Internet deve diventare un diritto costituzionale

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Il Presidente IAIC Gambino afferma che ‘l’accesso alla rete per tutti i cittadini è condizione essenziale, nell’attuale contesto tecnologico, per una effettiva parità di condizioni e per un pieno esercizio dei diritti di cittadinanza

Nell’ambito di un’audizione sui disegni di legge sulla costituzionalizzazione dell’accesso ad Internet, Alberto Gambino, presidente dell’Accademia Italiana del Codice Internet (IAIC) è intervenuto alla Commissione Affari Costituzionali del Senato, insieme al professor Augusto Preta e all’avvocato Marco Cappa, affermando che “l’accesso alla rete per tutti i cittadini è condizione essenziale, nell’attuale contesto tecnologico, per una effettiva parità di condizioni e per un pieno esercizio dei diritti di cittadinanza. In quest’ottica, l’esplicito riconoscimento del diritto d’accesso ad Internet nell’ambito della Costituzione è un primo, fondamentale passo, per dare una indispensabile cornice giuridica alle molte iniziative per superare i gap infrastrutturali, tecnologici e culturali dei quali l’Italia soffre rispetto alla media dei Paesi europei”.


Gambino si è fatto portavoce dell’ IAIC  dichiaradosi d’accordo con l’iniziativa del Parlamento, di inserire l’accesso ad Internet tra i diritti sociali
ed intervenire, a tal fine, sull’articolo 34 della Costituzione, soluzione sostenuta nel decreto legge 1561 ed attualmente  in discussione.

L’accesso alla rete sarà considerato un bisogno essenziale, alla stessa stregua e con la stessa dignità del diritto alla salute, alla ricerca, all’istruzione.

Secondo il Presidente Gambino, è importante che il Parlamento non si tiri indietro su tematiche che ancora oggi non sono state definite in maniera pacifica e definisca i limiti costituzionali del diritto all’accesso ad Internet con un insieme di norme.

Gambino prosegue dicendo che questa potrebbe essere un’opportunità di crescita e di sviluppo verso la realizzazione dell’Agenda Digitale 2020 indicata dall’Unione Europea e conseguente sviluppo di un’Agenda Digitale Italiana, per consentire l’accesso alle rete “in modo neutrale, in condizioni di parità e con modalità tecnologicamente adeguate.

Gambino afferma che “impedire agli operatori di adottare politiche di gestione del traffico discriminatorie, se rappresenta una garanzia per tutti gli utenti, può incidere sul rapporto tra espansione della banda larga e redditività degli investimenti e obbliga lo Stato a un maggior impegno per assicurare lo sviluppo dell’infrastruttura adeguata al superamento del digital divide”.

Secondo Gambino, il diritto costituzionale all’accesso ad Intenet presuppone anche “una ridefinizione del concetto di servizio universale, includendo sotto la sua copertura anche la connessione ad Internet a banda larga e quella connettività qualitativamente elevata necessaria allo sviluppo del mercato dei nuovi servizi e delle nuove applicazioni online”.

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