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Nuove accuse a Facebook: problemi a lavoro e a casa

Published by
Antonino Gallo

E’ guerra aperta ormai fra il Wall Street Journal e Mark Zuckerberg. Il quotidiano internazionale newyorkese, quello a maggiore diffusione con una media a livello mondiale di oltre 2 milioni copie stampate giornalmente, continua ad accusare Facebook.

Facebook (Adobe Stock)

Era già accaduto con l’intervista fiume a Frances Haugen, l’ex dirigente di Facebook che ha inveito contro i social di Mark Zuckerberg, senza lesinare accuse pesantissime nei confronti della piattaforma statunitense. Accade di nuovo.

Una nuova inchiesta del Wall Street Journal rivela che l’applicazione di Mark Zuckerberg danneggia il sonno, il lavoro, le relazioni o la genitorialità per circa il 12,5% degli utenti. Facebook farebbe male, sempre secondo il quotidiano statunitense, per circa 360 milioni di utenti, come suggeriscono i sondaggi aziendali.

Wall Street Journal-Meta: il botta e risposta

Facebook Like (Adobe Stock)

I ricercatori di Facebook hanno scoperto che un utente su otto riferisce di essere coinvolto in un uso compulsivo dei social media che ha un impatto sul loro sonno, lavoro, genitorialità o relazioni, secondo i documenti esaminati dal Wall Street Journal.

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Un team di Facebook, incentrato sul benessere degli utenti, aveva suggerito una serie di correzioni, alcune anche implementate dal colosso americano, vedi le funzionalità opzionali per incoraggiare le interruzioni dai social media e per richiamare le notifiche che possono fungere da esca per riportare le persone sulla piattaforma. Ma questo team è stato chiuso nel 2019.

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Perdita della nozione di realtà e di tempo, ore e ore a scrollare i post, rispondendo a commenti e sbriciando sui profili dei milioni di utenti. Tempo, troppo, passato a mettere mi piace, o emoji (positivi e negativi, fa lo stesso), con tutto ciò che ne consegue. Queste le accuse più rilevanti da parte del Wall Street Journal.

Facebook, da parte sua, è stato costretto a rispondere, smentendo tutto. Naturalmente. “L’uso problematico non equivale alla dipendenza”. Comincia così la nota ufficiale di Meta, la società che gestisce Facebook. “L’uso problematico è stato utilizzato per descrivere il rapporto delle persone con molte tecnologie, come TV e smartphone – continuano – abbiamo creato strumenti e controlli per aiutare le persone a gestire quando e come utilizzano i nostri servizi. Inoltre, abbiamo un team dedicato che lavora sulle nostre piattaforme per comprendere meglio questi problemi e garantire che le persone utilizzino le nostre app in modi che siano significativi per loro”.

Meta risponde punto su spunto al Wall Street Journal, cercando di smontare tutte le (nuove) accuse. “Studiamo il benessere da più di un decennio – rimarcano – ciò è dimostrato dalle varie ricerche pubblicate in collaborazione con esperti con un team di esperti come l’Aspen Institute, l’Humanity Center e il nostro ruolo di sponsor fondatore del Digital Wellness Lab, gestito congiuntamente dall’Università di Harvard e l’ospedale pediatrico di Boston”. Il botta e risposta continuerà. C’è da scommetterci.

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Antonino Gallo

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