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La potenza di Airtag: il tracker Apple aiuta la polizia a rintracciare e catturare un sospettato di rapina

Published by
A. Roberto Finocchiaro

AirTag nuovamente protagonisti di una storia movimentata ma dal risultato scontato, anche a fronte di alcune coincidenze. La polizia ha infatti sfruttato le potenzialità del tracker economico di Apple per catturare un rapinatore di Portland, accusato adesso di rapina di secondo grado e furto di primo grado

Non è la prima volta che gli AirTag conquistano l’attenzione generale per i loro “superpoteri”. I tracker economici di Apple sono finiti al centro di alcuni dibattiti per la presenza di abusi e problematiche di stalking che hanno costretto il colosso americano a correre ai ripari e ad affinare le specificità di un prodotto pensato per localizzare gli oggetti attraverso l’ampio ecosistema “Dov’è” di Apple.

Gli AirTag localizzano un rapinatore di Portland (AdobeStock)

Anziché oggetti, gli AirTag sono riusciti stavolta a rintracciare un rapinatore di Portland, negli Stati Uniti, a dimostrazione che la tecnologia può effettivamente essere al servizio delle persone e migliorare la vita di ognuno di noi laddove utilizzata correttamente e senza abusi. Ma andiamo con ordine.

Come raccontato da AppleInsider, giovedì scorso un uomo di trentanove anni – identificato poi dalla polizia come Justin Johnston – è entrato in un negozio situato nel blocco 100 di Northwest Broadway a Portland con l’obiettivo di portare a termine una rapina. Armato di una pistola (che soltanto alla fine si è scoperto esser falsa), l’uomo si è diretto nelle casse e ha puntato l’arma contro un membro dello staff per indurlo a consegnare lo smartphone e il portafoglio della vittima, stante l’assenza di denaro.

AirTag localizzano il rapinatore: tutta colpa di quello zaino in hotel

La polizia utilizza AirTag per rintracciare il rapinatore (AdobeStock)

Johnston si è quindi dileguato verso un hotel ed è proprio qui che si è tradito. Il trentanovenne ha rubato uno zaino da una stanza dell’albergo, sul quale era agganciato un AirTag. Il proprietario ha successivamente spiegato alla polizia – che nel frattempo era all’inseguimento del rapinatore – che qualcuno è riuscito ad entrare nella sua stanza dell’hotel e a rubare alcuni effetti personali, tra cui uno zaino con sopra un AirTag.

Il resto è storia nota, oltre che facilmente intuibile. La polizia ha quindi sfruttato le potenzialità del tracker economico di Apple per localizzare la posizione dell’uomo, la cui corsa si è interrotta durante il corso della stessa giornata in “quel” di North Portland. Per Johnston vale adesso l’accusa di rapida di secondo grado e furto di primo grado.

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A. Roberto Finocchiaro

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