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La pirateria digitale è in netta diminuzione: il perché spiegato dai dati Euipo

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A. Roberto Finocchiaro

Nonostante l’incombenza del Covid-19, cala vistosamente il fenomeno della pirateria digitale. I recenti dati Euipo fotografano la recrudescenza dell’accesso illegale ai contenuti multimediali, spiegandone anche il motivo

La pirateria digitale è in calo secondo i dati Euipo (Unsplash)

L’ingrediente segreto per contrastare il fenomeno della pirateria digitale è la disponibilità di abbonamenti a basso costo. Una formula vincente e supportata dai confortanti dati dell’Euipo, l’agenzia dell’Unione Europea che si occupa della proprietà intellettuale, le cui ultime rilevazioni hanno evidenziato un risultato pressoché insperato fino a qualche tempo fa: la netta recrudescenza dello streaming pirata.

L’accesso illegale ai contenuti protetti ha segnato, nel solo periodo di riferimento del 2020, una corposa diminuzione del 34% rispetto all’anno precedente. Numeri sorprendenti se si guarda all’impatto economico del Covid-19, che non sembra aver scalfito più di tanto l’arretramento della pirateria digitale: dopo alcuni picchi in pieno lockdown, in particolare nello specifico settore cinematografico, lo streaming illegale dei contenuti multimediali è tornato nuovamente in calo.

Come detto in apertura di articolo, la flessione del fenomeno della pirateria digitale è da attribuirsi alla crescente disponibilità di abbonamenti a basso costo: la possibilità di accedere legittimamente ai contenuti trasmessi in streaming e con una buona qualità di visione (oltre che con il supporto capillare su una moltitudine di dispositivi, dagli smartphone ai PC) costituisce evidentemente un freno importante al proliferare dei contenuti illegali.

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Streaming pirata diffuso soprattutto tra i giovani

L’Italia è tra i più virtuosi, mentre i giovani sono i più prodighi ad accedere ai contenuti pirata (Unsplash)

Sebbene in decrescita sin dal 2017, l’allentamento della pirateria digitale si è fatta più corposa solamente nell’anno scorso. Anche in Italia. Il nostro territorio è infatti in linea con i paesi più “virtuosi” come l’Austria, la Finlandia, la Francia, la Germania, la Polonia e i Paesi Bassi, mentre resta ancora altissimo l’accesso ai contenuti illegali in Lettonia, dove si toccano punte di 14 volte in un mese. La media di riferimento è sei volte al mese, in Italia addirittura qualcosina meno (5,5 volte). Da un punto di vista invece squisitamente statistico, sarebbero soprattutto i giovani (in particolar modo la fascia di età compresa tra i 14 e i 24 anni) a far uso di download illeciti di contenuti multimediali.

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Numeri insomma incoraggianti, anche se la battaglia contro la pirateria digitale non è ancora vinta e occorrerà un impegno costante per dare una spallata decisiva ad un fenomeno che provoca danni ingenti all’industria culturale (cinematografica, musicale e televisiva).

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A. Roberto Finocchiaro

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