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Google chiamata in causa per la Modalità in Incognito: cosa è successo

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Pasquale Conte

Altro problema per Google, che dovrà affrontare una causa legale a cause della sua Modalità di navigazione in incognito. Cosa è successo

Google dovrà affrontare una causa per la sua Modalità in incognito (Adobe Stock)

Stando a quanto riferisce Bloomberg, per Google ci sono altri guai in vista. Sembra infatti che – a causa del monitoraggio della Modalità di navigazione in incognito – il giudice Lucy Ooh abbia negato la richiesta del colosso di Mountain View di archiviare il caso. 

Secondo quanto riferito in giudizio, Big G non ha informato gli utenti che stava continuando a raccogliere dati mentre la modalità di privacy in incognito era attiva. Questo elemento ha dato materiale sufficiente ai querelanti per andare a processo e portare avanti il caso. Tra le accuse, quella di “fuorviare” gli utenti, dicendo che le informazioni sarebbero rimaste private sempre e in ogni caso.

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Google, causa per il monitoraggio dati durante la Modalità in Incognito

Il problema sarebbe la comunicazione poco chiara da parte di Big G (Adobe Stock)

Una nuova causa legale quella che dovrà affrontare Google, accusata di non aver avvisato gli utenti del monitoraggio dati durante la Modalità di navigazione in incognito. All’accusa dei querelanti, il colosso di Mountain View aveva sostenuto che gli utenti – accettando la normativa sulla privacy – già erano a conoscenza del fatto che i loro dati sarebbero stati raccolti. Aveva poi specificato che la navigazione in incognito non significa invisibile, e che i siti avrebbero potuto continuare ad analizzare e monitorare l’attività. Tutte risposte non sufficienti per il giudice Lucy Koh, che ha negato l’archiviazione del caso.

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Ora bisognerà capire come andrà avanti il tutto. Ancora non è ovviamente chiaro se la causa avrà successo o meno, per non parlare del fatto che è impossibile stabilire se ci saranno cambiamenti effettivi o risarcimenti significativi. Solitamente, le class action di successo ottengono poi a pagamenti che – una volta frazionato il danno tra gli utenti – sono molto ridotti.

In realtà, sono noti a tutti i parametri della modalità di navigazione in incognito: non viene registrata la cronologia e i cookie, ma non vuol dire che tutto il traffico identificativo si blocca. La causa però verte più sul tipo di comunicazione da parte di Google, che potrebbe esser stato poco chiaro e addirittura fuorviante.

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Pasquale Conte

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