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Giocatore punito dall’allenatore perché è l’unico ad avere uno smartphone Android

Published by
Lidia Sonsini

Avere un telefono Android quando tutti i giocatori hanno un iPhone danneggia lo spirito di squadra: questo il motivo per cui un allenatore avrebbe punito un giocatore per la propria scelta in fatto di smartphone, in un curioso episodio.

(Unsplash)

La continua competizione tra gli utenti Android e iPhone non conosce limiti: negli Stati Uniti, molti accusano il “green bubble shaming“, la “discriminazione” degli utenti Android, indicata con questo termine che si riferisce alle “nuvolette” del testo dei messaggi su iMessage, il servizio di messaggistica esclusivo dei dispositivi Apple. Quando si conversa con un utente Android, la “diversità” del sistema operativo è indicata appunto dai contenitori del testo verdi piuttosto che blu come quelle degli utenti Apple.

Una storia tanto divertente quanto incredibile sul green bubble shaming arriva dal mondo del basketball professionale, direttamente dall’NBA: un allenatore ha punito uno dei giocatori del proprio team perché possessore di un telefono Android.

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“Green bubble shaming”, ecco perché quest’allenatore ha punito un giocatore utente di Android

(Unsplash)

Jason Kidd, ora allenatore dei Dallas Mavericks ma al tempo coach dei Milwaukee Bucks, è intollerante ad Android: secondo un report di Insider, non sopporta avere utenti Android nel proprio team. Ciò non sarebbe motivato da un odio particolare per il sistema operativo in sé, ma piuttosto perché avete un telefono Android nella marea di iPhone degli altri giocatori sarebbe un segno di scarso spirito di squadra.

La storia è stata rivelata in un’anteprima di un nuovo libro sull’NBA: Kidd avrebbe fatto “green bubble shaming” al giocatore Thom Maker, che utilizzava un telefono Android e, di conseguenza, tingeva le conversazioni blu e grigie del team di verde, rompendo l’uniformità della chat di gruppo della squadra. Secondo Kidd, ciò avrebbe compromesso lo spirito del team.

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L’allenatore ha quindi deciso di passare all’azione e ha punito non solo il giocatore, colpevole di essere un utente Android, ma l’intero team, facendogli correre svariati giri di campo.

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Lidia Sonsini

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