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Facebook, 7 milioni di multa dall’Antitrust per pratiche ingannevoli

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Raffaele Pigneri

Facebook dovrà pagare i 5 milioni già comminati dall’Antitrust nel 2018 più altri due per mancata ottemperanza alla sentenza: nel mirino l’uso dei dati personali.

L’Antitrust contro Facebook (image from agcm.it)

Nuovi guai legali per Mark Zuckerberg. Facebook Ireland Ltd e Facebook Inc hanno ricevuto una multa da 7 milioni di euro dall’Autorità Garante per la Concorrenza e il Mercato, per mancata ottemperanza di una sentenza del 2018, che obbligava il social network a spiegare correttamente ai propri utenti come avrebbe utilizzato i loro dati personali.

Più precisamente, all’epoca l’AGCM aveva punito il colosso di Menlo Park per pratiche ingannevoli. Al momento dell’iscrizione, Facebook sottolineava al cliente la gratuità del proprio servizio, senza spiegare in modo trasparente come i dati personali sarebbero poi stati usati per fini pubblicitari, vale a dire commerciali, oltre che per incoraggiare la socializzazione con altri profili.

Il provvedimento del 29 novembre del 2018 aveva imposto al social network il pagamento di 5 milioni di euro e l’emissione di una rettifica sulla “homepage del sito aziendale per l’Italia“, sulla app e sul profilo stesso degli iscritti italiani. A questo naturalmente andava aggiunta la cessazione immediata delle pratiche ingannevoli.

Facebook nel mirino dell’Antitrust: non ha rispettato il dispositivo emesso nel 2018

Facebook ha presentato appello contro la decisione dell’Agcm (image from twitter.com/senatostampa)

A quella cifra vanno ora aggiunti altri due milioni di euro, visto che stando alla nuova istruttoria avviata oltre un anno fa, Facebook ha disatteso i dettami del dispositivo. Infatti, non ha né pubblicato una rettifica sull’utilizzo dei dati personali, né ha messo fine alla pratica ingannevole, limitandosi unicamente ad eliminare il proclama di gratuità del social nella pagina di registrazione.

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Una risposta insufficiente secondo il Garante, convinto che Facebook non spieghi apertamente ai suoi utenti come i loro dati personali saranno utilizzati per campagne pubblicitarie volte a generare profitti. E che di fatto costituiscono il compenso che il cliente paga per il servizio Facebook.

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Di avviso opposto Facebook, che ha impugnato il provvedimento di fronte al Consiglio di Stato, poiché ritiene di tenere un comportamento trasparente con gli iscritti. Il social di Zuckerberg ha replicato sostenendo di aver già chiarito ai propri utenti in che modo utilizza i dati, ribadendo quanto la privacy degli iscritti stia a cuore alla società. Per ora, chiudono i rappresentanti della piattaforma, non resta che attendere che il Consiglio di Stato prenda una decisione in merito all’appello presentato.

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Raffaele Pigneri

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