Chissà se Ted Sarandos conosce uno dei capolavori musicali di Claudio Baglioni. Chissà quanto c’entri nella storica decisione di Netflix il peggior trimestre della sua storia, un crollo evidenziato dalla Borsa, con perdite per miliardi dollari. Chissà.
Nessuna sorpresa, solo la certificazione che gli utenti della piattaforma streaming numero uno al mondo (ancora, nonostante le forti perdite di abbonati) operante nella distribuzione via Internet di film, serie televisive e altri contenuti d’intrattenimento a pagamento, dovranno subirsi la pubblicità.
Già, come di suol dire è ufficiale: gli spot sbarcheranno su Netflix. Le avvisaglie dei mesi scorsi confermati direttamente da Ted Sarandos, uno dei co-CEO del colosso californiano, che ne ha parlato nel recente festival pubblicitario dei Lions di Cannes.
Il futuro del colosso dello streaming includerà la pubblicità. Netflix è sempre stata tempo contraria alla pubblicità sul suo servizio in abbonamento, il no-spot è stato il suo cavallo di battaglia per anni. Ma dopo aver pubblicato cifre deludenti lo scorso trimestre, mostrando di aver perso 200.000 abbonati, qualcosa andava fatto per rialzarsi.
Così la società statunitense ha affermato che introdurrà, nel suo servizio, un abbonamento meno costoso, supportato dalla pubblicità, obiettivo dichiarato per procacciarsi nuovi clienti. “Abbiamo lasciato fuori dalla nostra piattaforma un grande segmento di clienti, ovvero le persone che dicono che Netflix è troppo costoso, che la pubblicità tutto sommato non dispiace”.
Parola di Ted Saradondos in un annuncio urbi et orbi sul palco dei Cannes Lions. “Aggiungiamo un abbonamento pubblicitario – spiega il co CEO di Netflix – non stiamo aggiungendo annunci alla nostra piataforma”.
La presenza di Netflix ai Cannes Lions è volta proprio in tal senso: servono nuovi investitori, lo stesso Sarandos ha confermato che la società è in trattative con potenziali partner di vendita di annunci.
La domanda sorge spontanea, però: basteranno gli spot per rialzare un colosso divenuto d’argilla? Il nuovo abbonamento con pubblicità sarà davvero la panacea di tutti i mali di Netflix? Sarandos pensa positivo: “Un’acquisizione “è sempre una realtà, quindi dobbiamo restare con gli occhi spalancati. Abbiamo un sacco di redditività e flusso di cassa libero per continuare a far crescere il business”.
Sarandos, infine, ha nuovamente difeso la sua posizione a sostegno dei controversi speciali comici Netflix di Dave Chappelle e Ricky Gervais: “Netflix è sempre un sostenitore dell’arte. Il servizio è programmato per persone con una vera varietà di gusti e sensibilità”. Fine della storia? Chissà.
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