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Digitale Terrestre, l’8 marzo (ma non solo) s’avvicina. Cosa succede a RAI, Mediaset e agli altri canali

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Antonino Gallo

I problemi iniziali, un vago ricordo. Così quello slittamento di una rivoluzione del digitale terrestre, che una volta partita, non si è più fermata. La divisione dell’Italia in aree geografiche. Chi prima chi dopo, tutte le regioni stanno via via partecipando a quel cambiamento che a fine anno ci porteranno all’ormai famigerato DVB-T2

RAI e Mediaset le prime a passare a una sorta di ibrido fra MPEG-2 (per i canali tematici) e MPEG-4 (per quelli generalisti, tutt’ora ma non per molto visibili con entrambe le codifiche), praticamente da ottobre. La prossima tappa di avvicinamento verso il decoder digitale di seconda generazione, è dietro l’angolo.

Digitale Terrestre, l’8 marzo si avvicina – Adobe Stock

Al netto della Festa della Donna, l’8 marzo è una data da segnare sul calendario con il circoletto rosso, oppure tanto per restare in tema da digitale, da appuntarsi in un promemoria su qualsiasi dispositivo, smartphone ma non solo.

Via l’ibrido, il Digitale Terrestre mette il turbo. La nascita dei canali provvisori

Digitale terrestre, nascono anche i canali provvisori – Adobe Stock

Il refarming è giunto a un passaggio nodale. La riassegnazione delle frequenze per permettere lo sviluppo della rete 5G, infatti porterà tutti i canali nazionali a trasmettere in alta qualità compresi quindi tutti i canali. RAI e Mediaset metteranno sempre meno ibrido, al massimo il turbo per accelerare il processo di modernizzazione che coinvolge tutta l’Europa, non soltanto l’Italia.

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Rai e Mediaset, proprio l’8 marzo, spegneranno le trasmissioni con la vecchia codifica per passare in toto all’MPEG-4, quello standard per la codifica dell’audio e del video digitale sviluppati dall’ISO/IEC Moving Picture Experts Group. In soldoni, che al di là dei termini tecnici, è quello che interessa agli italiani, questo passaggio significa che chi non avrà un tv/decoder all’altezza della situazione, vedrà soltanto uno schermo nero.

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Niente paura, sulla carta e al netto di problemi che nessuno si augura, bisogna fare ben poco. In primis capire se il nostro tv/decoder è adibito alla nuova tecnologia. Niente di più semplici: digitale il canale 100 di RAI o il 200, i cosiddetti canali test: se si vedono, un bel brindisi, l’unica cosa da fare l’8 marzo è una nuova sintonizzazione dei canali, che cambieranno il proprio posizionamento e verranno spostati tra il numero 1 e 9 e al numero 20. Rai 1 HD, per esempio, attualmente all’LCN 501, verrà spostato all’1. E così via tutti gli altri, con la promessa da parte del Ministero dello Sviluppo Economico, con tanto di decreto ufficiale: verrà garantita la simulcast, ossia chi non ha un decoder o una TV MPEG-4 potrà continuare a vedere temporaneamente i programmi, ma in una versione SD. E non HD.

Generalmente, chi ha acquistato un nuovo dispositivo entro il 22 dicembre 2022, può dormire sonni tranquilli. Per gli altri è tempo di sbrigarsi, perché quel “temporaneamente” non è una situazione a tempo determinata, meglio cambiare subito, sfruttando un doppio sconto cumulativo, nel casi in cui si abbia un ISEE compreso entro i ventimila euro, altrimenti uno sconto fino a un massimo di 50 euro, c’è comunque.

Dall’8 marzo sarà ancora possibile vedere i canali RAI e Mediaset con il vecchio formati: i canali denominati provvisori (Rete 4, Canale 5, Italia 1 e il 20, per citarne qualcuno) saranno però visibili solamente ai canali 104, 105, 106 e 120 oltre che ai canali 504, 505, 506 e 520. Ai canali 4, 5, 6 e 20 del telecomando saranno invece disponibili solamente le versioni in alta definizione di questi canali. Nei prossimi mesi però, via via si spegneranno. Meglio cambiare, ora: si fa prima e si risparmia, tempo e denaro.

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Antonino Gallo

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