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Coronavirus, preoccupa in America la variante californiana

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A. Roberto Finocchiaro

Gli scienziati dell’Università di California, a San Francisco, hanno confermato l’esistenza della variante californiana del Coronavirus. Secondo le prime ricostruzioni, sarebbe più contagiosa.

(PixaBay)

E adesso è il turno della variante californiana. Continuano purtroppo a tener banco le mutazioni del Coronavirus e a farne le spese è stavolta l’America. Gli scienziati dell’Università di California, a San Francisco, hanno confermato quanto già circolava da qualche giorno, ufficializzando l’appellativo tecnico dell’ennesima variante del Sars-CoV-2, pronta ad aggiungersi a quelle sudafricana, brasiliana ed inglese: si tratta di B.1.427 / B.1.429. “Vorrei poter dare delle rassicurazioni, ma purtroppo siamo governati da ciò che dice la scienza” ha affermato Charles Chiu, a capo del team di studio.

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La variante potrebbe essere più contagiosa

Covid-19 Vaccino (PixaBay)

L’esperto ha chiesto a gran voce una intensificazione della campagna di vaccinazione, sensibilizzando i cittadini al rigoroso rispetto dei protocolli sanitari. Allo stato attuale, la variante californiana del Coronavirus è oggetto di studio e non è possibile effettuare comparazioni certe rispetto alle mutazioni già conosciute: dalle prime ricostruzioni del New York Times, sembrerebbe tuttavia che tale forma abbia una carica virale doppia e un tasso di contagiosità più alto (circa il 40%) rispetto alla versione tradizionale.

Certo è che la variante – scoperta per la prima volta a luglio del 2020, come confermato dai documenti del Cedars-Sinai Medical Center – circola con insistenza già dalla vigilia di Capodanno e sta diffondendosi velocemente nelle zone di Los Angeles, mentre all’estero vi sarebbero alcuni casi rintracciati nelle zone dell’Australia, Danimarca, Israele, Nuova Zelanda e Regno Unito. Fortunatamente non ci sono episodi documentati in Italia.

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La variante californiana non è l’unica a tener banco in America. A detta del New York Times, vi sarebbe infatti una una seconda forma nuova di Coronavirus, rinominata sotto l’appellativo tecnico di B.1.526 e che allo stato attuale sta interessando l’area di New York. Anche in questo caso la mutazione è al momento oggetto di studio.

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A. Roberto Finocchiaro

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